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Donna  ormai vedova  viene , nel 1604 (Bologna )  , accusata dalla famiglia del marito di essere una megera che confeziona filtri d’amore . In verità nei registri dell’epoca è etichettata come meretrice , probabilmente dopo la morte del marito era il modo in cui sostentava sé stessa , attirando l’odio della famiglia di lui.

Messo agli atti un verso trovato scritto , in suo possesso , di tale incantesimi :

“Ad amore, – recita il sortilegio – scrivi questi caratteri et mételi sotto la stagionata della porta dove si da da passar le persona che se lo farai, questa persona passata che detta persona se và di sopra ai detti caratteri tolle via subito et portali addosso che tu vedrai cosa mirabile et provata…”.

Ma interrogata dall’inquisitore la donna rivelerà che tali foglietti trovati sotto al letto erano i realtà appartenuti al defunto marito e non è difficile crederle visto la natura di uno in particolare di tali incanti : «Per farsi voler bene alle donne e chiavarle» .

Inoltre è ancor più facile credere alla sua innocenza poiché la donna non sa ne leggere ne scrivere , ed è costretta a firmar con una croce gli atti del suo processo , mentre i sonetti sono scritti in volgare ed addirittura in  latino .

Anche sotto tortura la donna non confessa e verrà  condannata a “pene salutari” quali preghiere e digiuni .

Monika M