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William Shakespeare e la magia delle parole

Molte sono le iniziative che celebrano il Bardo di Avon, William Shakespeare, per i 400 anni dalla sua morte

e da Strega non posso che ricordarne il forte sapere esoterico che egli possedeva ed espresse soprattutto nelle opere, quali Macbeth e La Tempesta. Seppur celato, non sempre forse almeno per chi ha conoscenze inerenti al concetto di pensiero esoterico diffuso nel Rinascimento, nei suoi drammi emerge una conoscenza profonda della materia magica e Cabalistica.

Nella sua formazione sono fortemente presenti letture riconducibili a Giordano Bruno, Paracelso, Trismegisto, per far alcuni nomi ed una sua appartenenza supposta o leggendaria ai Rosacroce, questi studi saranno ciò che la sua arte elaborerà in una ricerca dell’uso della parola molto attento.

Infatti egli comprende, proprio per il sapere che lo lega al mondo magico, il potere che le parole evocano, esse veicolano le forse misteriose ed occulte, non solo esprimono un personaggio ma ne determinano l’Essenza, è l’aspetto visionario dell’idea che prende forma reale grazie alla parola.

La Magia, anche se ostacolata, è nel mondo culturale dell’epoca una vera scienza occulta per le menti più illuminate, al pari dell’astrologia, alchimia e filosofia, il linguaggio che le investe è ambiguo e polivalente chi ne parla usa simboli e metafore, l’esoterismo è puro fatto culturale nel Rinascimento e nel Macbeth, mia opera prediletta, l’atmosfera magica è potente!

Non riporterò qui la trama del dramma, che potete leggere ovunque ma se non la conoscete colgo occasione per invitarvi a leggere l’opera, riporto però un breve tratto che dirompente vi introdurrà nella dimensione magica che vado a svelare.

PRIMA STREGA

Dimmi, cos’hai, Ecate? Sembri arrabbiata.

ECATE

E non ne ho motivo, vecchiacce che siete sfrontate e sfrenate? Con quale fegato brigare spacciare con Macbeth sciarade e maneggi di morte, e me, signora degli incanti, segreta orditrice di guai non chiamarmi a far la mia parte o mostrar la gloria dell’arte? E ciò ch’è peggio avete operato solo per un figlio traviato stizzoso e rabbioso, che, come succede, s’infischia di voi, pensa al suo bene. Ma via, fate ammenda: pronte correte all’abisso d’Acheronte e incontriamoci lì domattina. Verrà per sapere il suo destino. Voi preparate fatture e vasi e filtri e il resto che fa al caso. Io parto a volo; consacro la notte a un’opera orrenda, foriera di morte. Prima dell’alba ho un lavoro duro da fare su un corno della luna. Lassù pende una goccia d’aria misteriosa; prima che cada io l’acchiappo e la distillo con magici trucchi e ne strizzo spiriti finti. Con forte illusione lo porteranno a perdizione. Sfiderà il destino, disprezzerà la morte e spingerà le sue speranze oltre la grazia, la saggezza e la peritanza. Voi lo sapete, esser troppo sicuri è il nemico peggiore degli uomini.

Macbeth introduce riti e pratiche magiche, evocazioni ed invocazioni realmente riconducibili alla stregoneria dell’epoca ed esser ad un passo dal soprannaturale è reale per il lettore che ne resta affascinato e coinvolto.

I dialoghi che le streghe fanno rivelano poi la sua conoscenza di negromanzia, Lady Macbeth invece viene calata con le sue evocazioni infernale nella pura Magia Nera.

Nel Rinascimento il 3 è il numero che rappresenta sia l’Illusione che l’Essere, ma indica anche il superamento del contrasto:

3 sono le streghe

3 sono le domande

3 sono i fenomeni naturali menzionati.

Bello è il brutto e brutto è il bello” Contrasto tra Bene e Male, Luce e Tenebra.

Chi conosce la storia ora comprenderà come il fine che Macbeth si propone di raggiungere vede contrapporsi la sua coscienza ai desideri, ciò che gli viene predestinato giocherà con il suo ego ed ancor più con l’ambizione della consorte che per appagare la sua sete di potere sporcherà con macchie di sangue indelebile le sue mani ed anima.

Pur avendo possibilità di scelta Macbeth  apparirà, agli occhi del lettore, un fantoccio con cui gli Dei si divertono a giocare, evidenziando come il Fine sia perseguibile in molti modi, unicamente a noi scegliere se vivere nel Bene o nel Male.

Nell’opera le Streghe per me rappresentano il divario tra luce e tenebra e non la causa del male, sono messaggere di opportunità che l’uomo tende poi però a sporcare, e credo che nelle intenzioni dell’autore la Magia rappresenti quella opportunità di lettura della realtà che ci condurrebbe oltre i confini del possibile che però l’uomo non coglie per ceca bramosia di potere materiale.

Potere alle parole quindi e… buona lettura!

Monika M  ( diritti riservati )

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