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Mi convinsi fosse la maschera che indossavo a render così audace il mio sguardo di rimando al Suo.
Agitai il ventaglio davanti la bocca stando attenta a non avvicinarlo troppo al lucidalabbra, pentendomi di non aver ceduto al rossetto rosso vermiglio trovandolo troppo audace per una Dama Vittoriana.
Quale gioco sublime mi concedeva l’utilizzo del solo sguardo, quale seduzione offriva poi quel merletto che bordava il ventaglio donando quel vedo non vedo ad occhi che scrutavano in attesa le labbra venissero svelate.

Mi guardai attorno, gli altri invitati avevano optato per maschere più moderne , le donne poi sembrava non aspettassero altro che indossare abiti succinti esenti da giudizio. Indubbiamente ero la più vestita e di conseguenza, pensai, la meno appariscente eppure non vi era dubbio, guardava proprio me!
Quando finalmente si sollevò dal sofà in cui era sprofondato notai che il suo abito era in linea con il mio e sorrisi, a quanto pare una passione comune ci univa, distolsi lo sguardo facendolo vagare nella stanza senza interesse alcuno.
Cosa avrebbe fatto una delle mie eroine? Mi domandai tornando con la memoria tra le pagine dei miei romanzi preferiti.
– Avreste dovuto osare Milady… –
Iniziò con il sussurrare all’orecchio mentre si inchinava ed afferrava le mie dita irrigidite per il baciamano.
Sgranai gli occhi ripensando al rossetto, ma come poteva sapere?
-Cosa dite ?-
Chiesi allora incredula.
– La vostra maschera, avreste dovuto concedervi quello più audace da meretrice vittoriana. –
Ritirai energicamente la mano, indignata lo fissai ed attesi invano le sue scuse.
– Suvvia non siate ora in collera con me, Voi siete un tomo aperto ma scritto con inchiostro simpatico che unicamente il fuoco sa rivelare.- sorrise.
Percepii il mio viso avvampare.
Avrei potuto indossare qualunque maschera, ma nessuna avrebbe celato la mia timidezza e quel rossore sulle gote rivelava tutta la mia inadeguatezza.
-La donna che non svela a chiunque il proprio ardore è la più passionale delle donne. Non sentitevi a disagio, siete Voi ad avermi attratto qui… Voi desideravate conoscermi. –
I suoi occhi carezzarono la mia fronte come se realmente stesse leggendo nei miei pensieri ed il respiro mi venne meno.
Pensai ai sali che venivano fatti inalare alle Dame durante i loro mandamenti e sorrisi, che buffa serata era mai divenuta questa festa? Osservai il volto e irragionevolmente mi convinsi di conoscerlo, seppure ero certa di non averlo mai veduto prima.
– Trovate io sia insignificante come Dama? – chiesi offesa, sorprendendomi io stessa del mio ardire. – La sala abbonda di meretrici, se son quelle che vi interessano non vi resta che sceglierne una! –
Sorrise, mentre un brivido percorreva la mia schiena stretta nel corpetto scollato di broccato blu scuro. Quel ghigno conferì al volto uno strano marchio di follia ed incautamente mi rifugiai nei suoi occhi cercando un saldo appiglio. Fu come precipitare nell’abisso. Ogni mia paura, ogni mia tentazione, ogni mio più segreto desiderio sembrava esser custodito lì dentro. I suoi occhi lo scrigno che custodiva la vera me stessa , la mia anima , la mia natura.
Le gambe cedettero per un istante abbastanza lungo da farmi percepire l’eternità racchiuso in quell’attimo di volo e caduta.
Il Suo sorreggermi mi rivelò mani forti e decise ed un coltello che Egli portava legato al fianco destro.
-Incredibile – sussurrai solo a me stessa . Quel particolare del coltello mi aveva sorpresa , era così realisticamente antico, ogni dettaglio del suo abito lo era, così da renderlo perfetto . Non potevo a questo punto evitare di fantasticare sulla sua professione e la supposizione più probabile era, a mio avviso, fosse un attore. Lo immaginai calpestare il pavimento in legno mentre il sipario scivolava lento a scoprir la scena ed il suo protagonista.
Sospirai.
– È proprio di una di loro che mi interesserò più tardi – rispose sollevando appena il cappello a cilindro congedandosi.
«Villano !» pensai piccata serrando occhi e mascella, mentre voltandosi appena Egli rispondeva.
-Oh , lo sono molto più di quel che potete immaginare!-

Sentii il petto andar in fiamme, la vita non era un romanzo, meno che mai vittoriano, non era ardore, desiderio e passione che gli uomini oggi andavano cercando. Il mio cuore, la mia anima, il mio cervello appartenevano ad un passato lontano, perduto.
Avrei voluto bere fino a stordirmi, ma aimè mi era negato anche il piacere dell’alcool che trovavo disgustoso, non vi era una sola via di fuga da me stessa che mi fosse concessa !!
-Oppio- bisbigliai, mentre immagini di qualche film indefinito mi riportava alla memoria la droga del periodo che imprigionava i miei sensi. Annusai l’aria in cerca di quell’odore che non conoscevo, ma ero certa avrei riconosciuto.
Un grido.
Un grido straziante udito da tutti interrompe la musica ed i miei pensieri.
Chi torna parla di sangue.
-La donna è morta!!- urlano
-Chiamate la polizia- suggerisce qualcuno
-L’ho visto correre da quella parte!- gridò isterica una donna.
-Sgozzata … Dio mio – piange in un angolo chi ha trovato il corpo.
La sala si svuota, tutti corriamo verso la direzione indicata e forse all’unisono intimamente preghiamo di non trovar nulla e nessuno, ci si espone perché si deve, ma nessuno lo desidera davvero.
I passi rimbombano a terra quanto il cuore nel petto.
La casa è vuota, nessuno è stato trovato, ci si guarda ora con sospetto l’uno con l’altro, se c’è un omicida è qui, è uno di noi.
Non ho voluto vedere il cadavere, so però di chi si tratta , l’unica vestita da prostituta.
Ci fanno accomodare tutti in salotto mentre ci si accerta nessuno abbandoni la festa .
Nel delirio un libro è volato giù dagli scaffali , mi piego per raccoglierlo , carezzo la copertina rigida e ricolloco al suo posto un libro, uno dei tanti dedicati a Jack lo squartatore osservando confusa ora il mio indice sporco di sangue.

di Monika M

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