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Ho sempre avuto problemi con la morte , con quel che rappresenta e di conseguenza con tutti i simboli ad essa legata ed è straordinario per me ora trovarmi sdraiata in piena notte, qui, nuda sulla lapide di un perfetto estraneo con l’ennesimo sconosciuto . L’incuria che regna in questo cimitero getta malinconia nel mio animo , tutti coloro che qui son stati sepolti paiono esser stati dimenticati , ripudiati dai loro cari e languida mi abbandono alla lapide che da molto non riceve visite , immaginando già di profanarla con i miei orgasmi . Il mantello , scosso dal vento , carezza le mie gambe nude facendomi sorridere , la sua maschera è indubbiamente più ricercata della mia tunica bianca scivolata sull’erba bagnata di brina appena dopo aver incontrato i suoi gelidi occhi neri . Non posso certo farmene una colpa , non saper nulla dell’altro è l’unica cosa che mi eccita veramente ed esalta e rende reali nella mia mente i giochi di ruolo in cui amo esser posseduta . L’annuncio prometteva essere un’esperienza fuori dalla realtà e veduto il suo travestimento ed il luogo dell’incontro non ho difficoltà nel crederlo ,persino il tocco della mia pelle sul gelido marmo mi appare onirico , irreale ed estremamente eccitante il suo bisogno di mio consenso per tutto quello che dovrò subire … Osservo , portando il volto leggermente indietro , la croce in ferro leggermente pendente verso destra che incornicia con le sue braccia la luna piena ma è il reggiseno usato per legar i miei polsi a questa che attrae tutta la mia attenzione ,l’improvvisazione rende la costrizione così spontanea . La vittima , essere la vittima era il ruolo da me scelto in ogni situazione , ambientazione e travestimento ed ora attendevo che quel vampiro vittoriano si decidesse , bramavo si dedicarsi a me . Seduto sul vicino sepolcro annusava l’unica rosa sbocciata nel folto rovo che probabilmente nessuno curava più. Lo osservai reciderla ed un inatteso senso di romanticismo mi invase , si destava richiamato chissà da dove , da troppo tempo non ascoltavo un gran che le mie emozioni , sfamandole con la sola lussuria . Il corpo pallido disteso si stagliava nel buio come onda schiumosa sul placido mare oscuro e vedendolo finalmente in piedi accanto a me fremevo di desiderio . Carezzava le spine lignee della rosa con il polpastrello e con voce distaccata disse

<< Si fa all’amore per ferire, per spargere sangue. >>

Riconobbi la frase , apparteneva a Cesare Pavese e sorrisi per il fatto egli avesse taciuto sulla verginità della donna che ovvio non mi apparteneva da molto tempo come ad egli non apparteneva l’appellativo di borghese . Quando sferrò la prima sferzata sulla pelle nuda ed infreddolita non ero pronta a quel che egli intendeva far con quel fiore , avvertii però distintamente le spine lacerare la carne e la mia bocca emettere un urlo terrorizzato . Attese che riprendessi fiato prima di colpire la seconda volta e poi ancora ed ancora finché non gettò via il fiore ed iniziò a leccar il sangue che colava dalle ferie.

La dolcezza della sua lingua e delle labbra calma il tremore del mio corpo ma non la mia mente. Il respiro affannato scuote il petto e scopro sconvolta che nonostante il terrore la mia eccitazione persiste , anzi è amplificata dalla sua vicinanza . Quei canini così realistici , mi chiedo ora , sono davvero solo un travestimento? Ma era questo il punto più erotico , il reale pericolo .Ormai anche quelle situazioni andavano esaurendo il coinvolgimento , sapevo essere un gioco e lentamente la mia mente si rifiutava di viverle , fingere non le bastava più ,voleva andare oltre. Ma quanto era rischioso ora quell’oltre ? Mi chiedevo mentre quei canini appuntiti come aghi mordevano con crescente vigore i miei seni .

<< Oh prendimi !! >> ho gridato senza rendermene conto .

Il ghigno che si è svelato sul suo volto ha sottolineato la sua risposta che ancora odo echeggiar nella mia mente sconvolta .

Ogni notte da quella sera lo attendo seduta su questo tumulo , ho legato la mia anima alla sua , o forse da lui è stata trafugata , portata via . Osservo la mia pelle più pallida che mai e tristemente ammetto unicamente ora , dopo mesi da quella sera , che nulla più ho da dargli . Il sangue non scorre più nelle mie vene da quella notte.

Di Monika M