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ESTRATTO:
Tra quella nebbia di fumo il suo sguardo era la cosa che più di tutte
spiccava, e non so come riusciva a mettermi una soggezione tale, che
neppure Damian era mai riuscito a trasmettermi.
Connor riusciva davvero a farmi provare quei sentimenti che, penso, un
qualsiasi allievo, di chissà quali misteriose arti, provasse per il suo
insegnante. E dire insegnante non si riferiva ai classici docenti delle scuole.
Un Maestro, con la M maiuscola, colui capace di farsi amare, odiare,
stimare e temere. Come facesse non lo sapevo, ma era una sensazione che
mi entusiasmava e mi spingeva a chinare il capo, davanti a lui, sempre.
«La farfalla sulla roccia» affermò. «Ricordo ti era risultata la Dagaz, alla
lettura delle Rune alla festa, e tu sei così. Capisci o no che devi volare?».
«Io… ci provo» balbettai.
«Dal trattamento ho anche un’altra definizione da dare del tuo essere, anche
collegandosi al particolare della rara bellezza della volpe nera, di cui
parlava quella voce, probabilmente un tuo spirito guardiano, una tua
guida».
«Quale sarebbe la definizione?».
Tirò dalla pipa, producendo un’altra grande nube di fumo che sembrò
assumere la forma di una rosa. Trattenni il fiato dallo stupore e dal timore
che stavo covando.
«Tu sei come una bellissima rosa, chiusa in una campana di vetro. Ma tu,
rosa bella, hai delle grandi radici che stanno per spezzare quella campana.
E devi romperla. I vetri ti potrebbero ferire, ma sarai viva solo quando le
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tue radici avranno raggiunto il loro giardino».
«Una rosa…» mormorai chinando il capo: improvvisamente avrei voluto
scoppiare a piangere, ma non mi andava di farmi vedere da lui in lacrime.
Connor si alzò e mi si avvicinò, chinandosi accanto alla mia sedia. Io mi
girai verso di lui. I nostri volti erano alla stessa altezza.
«C’è una luce immensa e potente in te» continuò posandomi una mano sul
petto, senza atteggiamento malizioso, ma solo facendomi percepire un forte
e dolce calore. «Devi far irradiare questa luce, Astrid, solo allora riuscirai a
vivere davvero ciò che non hai mai vissuto. Trova la tua strada».
Misi la mano sul dorso della sua che teneva posata sul mio petto.
«La cerco da tempo, Connor, ma non so dove…».
La via del richiamo Alessandra Toti .
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