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DONNA LUNA 30307_111854.jpg
Se la luna quella notte avesse avuto la possibilità di sparire, lo avrebbe fatto.
E lei l’avrebbe seguita, si sarebbe nascosta nel buio, nel silenzio, per coprire la propria vergogna in un posto lontano, sconosciuto.
Ma non c’erano nuvole dietro le quali coprirsi e la luna non poteva far altro che mostrarsi.
Nuda, muta, come quella ragazza, seduta su una panchina di fronte agli sguardi curiosi e a bocche spietate che molto presto, di questo ne era sicura, avrebbero raccontato, urlato al mondo quello che avevano appena visto: una ragazza nuda, spalle un po’ larghe e seni piccoli, inginocchiata davanti a un uomo, nel bel mezzo di una notte che l’aveva appena tradita. Una notte come tante, che sembrava esser un nascondiglio perfetto per due amanti occasionali ma che si era rivelata l’ennesima trappola.
E così, proprio mentre lui stava raggiungendo il piacere, avevano sentito le prime voci, poi le luci
dei lampeggianti della polizia e infine gli occhi di due agenti e una torcia puntata addosso.
«Rivestitevi.»
Voci metalliche, fredde, imbarazzate.
Lei si era buttata a terra e si era coperta i seni e il proprio sesso con le mani. Lui no. Sembrava
non provar vergogna nel mostrarsi nudo di fronte a quegli sconosciuti in divisa.
«Rivestitevi!» aveva ripetuto uno dei due agenti, voltandosi dalla parte opposta, mentre l’altro,
maliziosamente e con un sorriso venefico stampato in volto, continuava a guardarli, a puntare la
torcia contro i loro corpi, che si rivelavano alla luce pallidi e poco aggraziati.
Lei aveva raccolto i vestiti da terra e li aveva indossati il più velocemente possibile, mentre dietro ai
poliziotti tre ragazzi si erano fermati per godersi la scena. Smartphone in mano e sguardi voraci.
«Andate via, mettete via il cellulare!» aveva gridato il poliziotto voltato. Un po’ per dovere e un po’ perché aveva iniziato a provar pena per quella ragazza.
I loro occhi, infatti, si erano incrociati per un breve istante. Un secondo, un insignificante secondo.
Eppure in quegli occhi azzurri aveva visto tutte le sue debolezze, il desiderio viscerale di amore
che l’aveva portata fin lì, in quel parco, e l’aveva spogliata dei vestiti prima e della dignità subito
dopo.
«Stavamo solo facendo sesso…» aveva provato a giustificarsi l’uomo.
«Lo so cosa stavate facendo» aveva risposto il poliziotto, quello voltato ancora verso di loro, con
tono aggressivo, violento.
Poi lei li aveva visti, un gruppo di ragazzi qualche metro più in là, nascosti dietro a una macchina,
con cellulari in mano e sigarette accese. Le loro risate le avevano dato il colpo di grazia. Aveva la
fronte sudata e aveva iniziato a piangere silenziosamente. Occhi rossi e stomaco in subbuglio.
Devono essere stati quei ragazzi a chiamar la polizia, pensò.
Cosa succederà adesso, si chiese poi, lasciandosi cadere a terra.
«Adesso venite con noi» disse l’agente con la torcia in mano.
«Non vorrete mica portarci in caserma per così poco?» aveva gridato il ragazzo, il fascio di luce li illuminava il volto. Adesso la sua paura e la sua rabbia erano evidenti, anche se stava provando in tutti i modi a dissimulare la propria angoscia.
Occhi rossi, labbra socchiuse e gocce di sudore che gli scivolavano sul viso.
Era sposato da due anni, cos’avrebbe detto sua moglie? Lo avrebbe lasciato, gli avrebbe distrutto
la vita.
Si voltò verso la ragazza al suo fianco e iniziò a provare un po’ di odio per lei, anche se era stato
lui a contattarla su Facebook, a scriverle, a dirle che la voleva, che aveva bisogno di vederla.
E lei quanto aveva impiegato per cascarci, per cedere al suo corteggiamento sfacciato e
immaturo?
Nulla. Perché lei era disperata, dilaniata da amori mai andati a buon fine. E così non era stato
facile per lui convincerla a spogliarsi e farsi fare un pompino.
«Non potremmo chiudere un occhio?» aveva provato a dire il poliziotto più giovane, ma l’altro
l’aveva fulminato e non aveva proferito parola.
La ragazza era muta, non diceva nulla, non le importava nulla di andare in caserma.
Avrebbe voluto sparire, morire in quel preciso istante. Ma come?
I due amanti seguirono i poliziotti verso la loro auto, ma la ragazza, proprio quando stava per
salire, lo aveva visto. Aveva visto il muretto sulla quale lei e il suo amante si erano seduti per
godersi il panorama di una città lontana, prima che la dolce astrattezza dell’amore lasciasse spazio alla debolezza della carne.
Non ci pensò due volte, lasciò cadere la propria borsetta a terra e iniziò a correre verso il muretto di pietra, inseguita dal poliziotto che poco prima aveva chiesto pietà per lei.
Soltanto tre secondi per raggiungere il muretto, scavalcarlo e gettarsi giù.
Soltanto tre secondi per andare a nascondersi dove nessuno avrebbe più potuto trovarla.
Quello fu l’ultimo volo di un angelo a cui la vita, da molto tempo, aveva tarpato le ali.
Silenzio.
Silenzio.
E ancora silenzio.
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