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Vladimir Nabokov, Lolita

«Per gran parte è nauseante, anche per un freudiano illuminato… è una specie di incrocio instabile tra una realtà orribile e una fantasia improbabile. Spesso diventa un sogno a occhi aperti nevrotico e selvaggio… Consiglio di seppellirlo sotto una pietra e tenerlo lì per almeno mille anni.»

Vladimir Nabokov, esule russo che già dal 1940 si era stabilito negli Stati Uniti, non seppellì Lolita ma riuscì a pubblicarlo in Francia nel 1955 con la Olympia Press, una casa editrice specializzata in narrativa erotica, dopo due anni di rifiuti da alcune prestigiose case editrici statunitensi (Viking Press, Simon&Schuster, New Directions, Farrar e Doubleday). Il libro diventò immediatamente quello che si chiama “un caso letterario”, apprezzato da scrittori e critici tra i più rispettati del tempo: quando Graham Greene lo lesse nell’edizione francese, in un’intervista al Sunday Times di Londra lo definì come «uno dei migliori romanzi dell’anno». Nonostante questo il romanzo non venne pubblicato in Gran Bretagna fino al 1957, perché il ministero degli Interni ne vietò la distribuzione. Anche il governo francese decise che ne fossero ritirate tutte le copie in commercio. La prima edizione americana risale al 1958. In Italia è stato pubblicato per la prima volta nel 1962.