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Rubrica che mi vede collaborare con  blogger che stimo molto, sono quindi onorata di farne parte. 15995041_178475882628831_5574318097662356664_o.jpg

Chi conosce 387px-Baudelaire_signatur__svg.pngavrà già indovinato cosa lega la mia rubrica a Les Fleurs du Mal ! Del resto i libri non sono forse…paradisi artificiali?

*I libri che propongo in questo spazio sono da me scelti ed acquistati, personali letture che condivido con voi amanti della lettura, non sono frutto di segnalazioni ne da parte di case editrici ne di autori.  Non sono recensioni, non amo dar giudizi, troverete qui piacevoli letture di vario genere di autori esordienti e non… Vi svelerò di volta in volta cosa mi ha spinto ad acquistare il libro, se il titolo, la copertina o la trama! Ogni scrittore prima di divenire autore è un lettore accanito vi rivelerò quindi cosa sto leggendo ora, per mio piacere personale:

 

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Cosa mi ha spinto ad acquistarlo?

La copertina, davvero molto originale!

Quarta di copertina:

Il treno per la felicità è la storia d’amore che Giovanni e Sarah vivono a Torino. Il racconto, oltre a mettere in evidenza alcune delle tematiche attuali, ci introduce in una dimensione in cui la religione finisce per essere un ostacolo relazionale. Giovanni, un giovane laureato, si trasferisce in città per cercare lavoro. Qui incontra Sarah, ragazza musulmana, che si troverà ad essere apertamente in contrasto con un fratello dall’atteggiamento dispotico. I motivi di tensione saranno tanti e le circostanze ci faranno piombare in una guerra aperta in cui i due, anche se spesso minati da tanta discordia, non si faranno di certo intimorire.

Lunghezza stampa 170 pagine.

Genere: Narrativa

 

 

Incipit:

Stavo sorseggiando il mio caffè in Piazza San Carlo in una mattina in cui Torino si era svegliata tra le nuvole autunnali grigie e così fitte. Sentivo le goccioline d’acqua sulla faccia. Finii il mio caffè e feci una passeggiata tra le solite vie del centro: da Piazza San Carlo passavo per Via Roma, sotto quei portici imponenti di granito, poi arrivavo in Piazza Castello, dove trovavo sempre un gruppo di giapponesi che immortalavano quell’immensa Piazza in cui si ergono il Palazzo Reale, il Palazzo Madama e il Palazzo della Regione. Alcune volte mi sedevo lì sulle panchine in legno proprio davanti al Palazzo Reale. Mi godevo il silenzio della sera o il trambusto della mattina. Quando mi stancavo, passavo attorno al Palazzo Madama, e ogni volta, non potevo fare a meno di notare come cambiava in modo brusco il suo stile architettonico. La bellissima facciata che dava su Piazza Castello era in stile barocco, mentre la facciata opposta era di epoca medievale. Entrambe bellissime, ma assai diverse. Quindi, entravo nella lunghissima Via Po, e rimanevo pomeriggi interi a guardare i libri sulle bancarelle, e poi, alla fine, non ne compravo nemmeno uno. Prendevo una delle innumerevoli traverse e raggiungevo il punto in cui mi piaceva stare di più, la Mole Antonelliana. La guardavo, la ammiravo, così imponente che sovrasta il cielo di Torino, posta in una via qualunque, come se fosse un edificio come tanti. Ogni volta che ci passavo di fronte, stavo col naso all’insù, come a salutarla, poi, raggiungevo la casa di mio fratello lì vicino.

In quel periodo, infatti, stavo a casa di mio fratello Guido, perché ero in cerca di un’occupazione. Avevo appena concluso l’università. Tutto il Paese attraversava un periodo di crisi economica e non era facile trovare un impiego su ciò per cui si avesse studiato. I ricercatori facevano i baristi per poter vivere, gli studenti universitari facevano di tutto pur di guadagnare qualche soldo per pagare l’affitto, di solito in arretrato di due o tre mesi. L’Italia era questo al momento.

Io ero ottimista, avevo una laurea in architettura in tasca e aspettavo solo di trovare un buon annuncio per un lavoretto qualsiasi, in attesa di trovare qualcosa per cui avessi studiato.

Mio fratello Guido era quattro anni più grande di me, e lui, invece, aveva avuto fortuna. Andò via di casa subito dopo il diploma, e poco prima di laurearsi, trovò un lavoro come broker in una compagnia di assicurazioni. Al momento, gli andava bene così.

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Il romanzo narra le vicende di Giovanni, neolaureato in cerca di un lavoro, trasferitosi nella meravigliosa Torino a caccia di fortuna.

La situazione economica italiana è perfettamente riprodotta nel romanzo, così come le aspettative di lavoro dei giovani laureati e non. Il protagonista, nonostante i titoli di studio, accetterà il ruolo di lavapiatti pur di guadagnare il primo stipendio. L’autore tramite il suo personaggio esprime perfettamente il disagio giovanile e la paura di un futuro che appare incerto, colmandolo con sogni e speranze che vive tengono la speranza. Del resto non si deve mettere di pensare e credere che un Mondo migliore sia possibile!

Il titolo è azzeccatissimo, il protagonista non cerca solamente un “vero” lavoro ma anche e soprattutto  il vero amore e questo richiede coraggio e l’incapacità di accontentarsi. Giovanni proverà, incontrando una misteriosa ragazza per le vie di Torino, quella sensazione tipica del colpo di fulmine e rincorrerà quel turbamento consapevole dell’unicità che promette.

Come ogni storia d’amore vi saranno impedimenti e difficoltà da affrontare, ma proprio questo darà a Giovanni la certezza dell’amore che prova perché immutato ed imperterrito a tutto resiste.

La scrittura scivola fluida, la storia trasmette ottimismo, la lettura è leggera e quindi adattissima come  lettura estiva, non mi resta che augurarvi buona lettura!

Monika M.

Aforisma legato al libro:

 

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