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sep_80_10_fantasma
La solitudine di un vecchio bastardo.
Davanti a me una finestra aperta che dà su un mare scuro e piatto. È notte fonda. Sento
laria fresca accarezzarmi i capelli, proprio come facevano le sue mani tanti anni prima.
Mi sporgo un po, voglio sentire il profumo del mare, ascoltare linfrangersi delle onde sulla
spiaggia deserta, nuda, spogliata da tutte quelle persone che durante il giorno non hanno
fatto altro che privarla della sua pace.
Sussurro a bassa voce il suo nome e il suo viso, pallido e inespressivo, mi appare
improvvisamente davanti, si frappone tra me e un cielo terso, stellato, che allorizzonte
sembra farsi più scuro e affondare nelle gelide acque delloceano.
Il viso mi guarda, due occhi timidi e spenti, spunta un sorriso contenuto che mi inquieta. È
il sorriso che mi regalò prima di lasciarmi.
«Ti amo ancora» le dico, a voce bassa, ma lei non reagisce, rimane impassibile, fredda, fa
una smorfia, si volta, poi si gira ancora, lentamente. I suoi capelli neri ondeggiano
lievemente, la luna dona a loro riflessi argentati.
«Ti amo» le ripeto, con poca convinzione, la mia voce è un sussurro che il vento sfuma e
fa sparire nel nulla.
Lei mi sorride, questa volta non riesce a contenersi, poi si volta di nuovo verso il mare
scuro, così inquietante se visto dagli occhi di un poco abile nuotatore quale sono io.
Limmagine della ragazza è ancora lì, immobile. Indossa un vestito bianco che le arriva fin
sopra le ginocchia ma che le lascia la schiena scoperta. Guardo le sue spalle nude.
Allungo le mie mani per accarezzarle, ma al mio tocco svaniscono e piano piano inizia a
svanire anche il suo corpo.
«Non te ne andare, non ancora» dico, a voce alta. Mi manca così tanto che mi accontento
perfino della sua immagine, di un sogno, lillusione ottica di un povero disperato. Mi sento
ridicolo, privato della mia dignità.
«Rimani con me!»
Ma lei non sente, non può sentire le mie parole. Non le ha mai sentite, in realtà.
Quando sparisce del tutto il mio volto si distende e sorrido. Ora che è sparita sto meglio,
mi sento più leggero, libero. Finalmente posso godermi il panorama. Una luna piena che si
specchia nel mare insieme a milioni di stelle. Luci silenziose che fanno compagnia a
uomini come me, invecchiati senza aver trovato un amore sincero al quale affidare i propri
segreti e le proprie paure.
Sono vecchio, appassito, gracile nei miei vestiti troppo larghi e consumati, eppure mi sento
ancora attaccato alla vita.
Ma cosa può fare un vecchio bastardo, in notti come queste? Chiamare una puttana e
farsi succhiare il cazzo? O affogare i suoi tormenti in un dannato whisky? Cosa si può fare
a questetà, per sentirsi meno soli?
Forse avrei dovuto tenermi stretto quelle donne che ho lasciato malamente, colpevoli
solamente di non essere Lei. Donne che mi amavano, Dio se mi amavano! Ma io non
riuscivo a fingere, non riuscivo a far finta di amarle. Non avrei mai trovato il coraggio di
sposarle solo per la paura, un giorno, di ritrovarmi solo.
Ma forse avrei dovuto fare così, come hanno fatto in tanti della mia generazione.
Accontentarmi.
Accontentarmi di una vita che forse, alla fine dei conti, mi avrebbe fatto sentire meno solo
ma chiuso in una gabbia.
Mi allontano dalla finestra e vado a sdraiarmi sul letto. Chiudo gli occhi. Lei è di nuovo lì.
Non se ne andrà mai via, penso, mentre voci di giovani ragazze fuori dalla finestra
spezzano il silenzio. Scherzano, urlano, ridono, parlano con leggerezza di sesso e subito
dopo si rattristano ricordando amori passati. Forse sono amori inutili, insignificanti, ma loro
non lo sanno ancora. Poi una di loro dice che è tardi, si allontanano e io perdo anche la
loro compagnia. Sono di nuovo solo, penso.
E invece no, lei, è ancora lì.
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