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Sylvia Plath, La campana di vetro

«Miss Play ha dimestichezza con le parole e un occhio attento per le cose inusuali e i dettagli vividi. Ma forse, ora che si è disfatta di questo libro, la prossima volta userà il suo talento più efficacemente. Dubito che a qualcuno mai venga in mente di leggere questo libro, quindi potrebbe avere una seconda possibilità.»

Un editor della Alfred A. Knopf, casa editrice di New York, respinse il romanzo una prima volta nel 1963 quando l’autrice lo presentò con uno pseudonimo (Victoria Lucas). Dopo aver realizzato che era stato scritto invece da Plath, che aveva già pubblicato un paio di raccolte di poesie, lo stesso editor lo rilesse e inviò una seconda lettera che conteneva però un nuovo rifiuto. Riuscì anche a scrivere il vero nome dell’autrice in tre diversi modi, tutti sbagliati. «La prossima volta» non ci fu: Sylvia Plath si era suicidata sei settimane prima, l’11 febbraio del 1963.

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