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Rubrica che mi vede collaborare con  blogger che stimo molto: 15995041_178475882628831_5574318097662356664_o.jpg

Chi conosce 387px-Baudelaire_signatur__svg.pngavrà già indovinato cosa lega la mia rubrica a Les Fleurs du Mal ! Del resto i libri non sono forse…paradisi artificiali?

*I libri che propongo in questo spazio sono da me scelti ed acquistati, personali letture che condivido con voi amanti della lettura, non sono frutto di segnalazioni ne da parte di case editrici ne di autori.  Non sono recensioni, non amo dar giudizi, troverete qui piacevoli letture di vario genere di autori esordienti e non… Vi svelerò di volta in volta cosa mi ha spinto ad acquistare il libro, se il titolo, la copertina o la trama! Ogni scrittore prima di divenire autore è un lettore accanito vi rivelerò quindi cosa sto leggendo ora, per mio piacere personale:

 

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Cosa mi ha spinto ad acquistarlo ?

Il titolo, inietta una curiosità morbosa nel lettore, non trovate?

 

Quarta di copertina :

“Nel sogno camminava sotto l’oceano. C’erano voci, c’erano suoni. C’era la luce che filtrava ondeggiante tra migliaia di bolle in sospensione. C’era la poesia di un cosmo segreto, celato al di sotto del visibile. Lui camminava e guardava, sapendo che la strada di sabbia che percorreva lo stava portando dall’altra parte: una volta emerso si sarebbe trovato nel mondo che aveva lasciato. Camminava, augurandosi che il sogno durasse abbastanza per arrivare di là.”C’è una spiaggia, sulla costa australiana, dove i sogni si comportano in modo insolito. E dove uno scrittore solitario incontra una bambina che ama il mare.

 

 

Lunghezza stampa 68  pag.

Genere Narrativa.

Incipit

La cosa che Ricardo amava di più da sei mesi a questa parte era guardare la spiaggia, appena sveglio, al di là della parete di vetro.

Quella mattina però vide qualcosa di diverso. Al centro della spiaggia c’era una bambina.

Ricardo si stropicciò via il sonno dagli occhi e guardò di nuovo. Era davvero una bambina, stava in piedi sulla sabbia e guardava la sua camera da letto. O almeno, lo avrebbe fatto se il vetro non fosse stato oscurato all’esterno. Per come stavano le cose, la bambina stava scrutando una parete di vetro nero.

Ricardo si stiracchiò, raggiunse la camicia che lasciava sulla sedia ai piedi del letto e se la mise addosso. Non si curò di abbottonarla: era pur sempre una spiaggia. Fece scattare la serratura della porta e uscì fuori, a piedi nudi sulla sabbia. Questa era una delle altre cose che amava fare tantissimo, posare i piedi sulla sabbia fredda del mattino.

«Ehi» disse, sorridendo. «Non dovresti essere qui, sai?»

La bambina lo guardò. Aveva i capelli castani e gli occhi grigi.

«Perché no?» chiese.

Ricardo indicò con la testa una delle due palizzate che racchiudevano quel tratto di lungomare. Era un tratto ampio e il legno che lo limitava era dello stesso colore della sabbia, così che, anziché dare un senso di chiusura, la spiaggia sembrava correre all’infinito in entrambe le direzioni.

Ricardo non smise di sorridere. «È proprietà privata» spiegò. «Sarebbe più o meno il giardino di casa mia. Vedi?»

La bambina guardò le palizzate come se le vedesse la prima volta.

Partivano dalle estremità della casa, a una trentina di metri dal mare, andavano divergendo attraversando la battigia e si allungavano in mare per un’altra decina di metri, in modo che fosse impossibile oltrepassarle camminando nell’acqua bassa.

In quel punto l’acqua doveva essere profonda due volte l’altezza della bambina, pensò Ricardo. Doveva essere una nuotatrice intrepida, a meno che non fosse riuscita a scavalcare i due metri e passa di staccionata.

Indossava un vestito lilla, che non sembrava bagnato.

«Non sapevo che la spiaggia fosse di qualcuno» disse la bambina.

Ricardo alzò le spalle. «Beh, questa qui sì».

Poi ricordò che erano le sette del mattino.

«Ascolta, ti sei persa per caso?» Tese l’orecchio aspettandosi di udire, al di là delle assi di legno, gli schiamazzi di una famiglia che aveva deciso di recarsi presto al mare per godersi la spiaggia tutta per sé.

Non sentì nulla.

Aveva preso l’abitudine di alzarsi presto la mattina, ma quel giorno si era levato prima del solito e il motivo gli tornò in mente. Guardò la bambina, senza sapere bene come comportarsi.

«Io devo uscire» disse, quasi in tono di scusa. «Ho un impegno. Tu…»

La bambina lo guardò con aria interrogativa. Ricardo si abbassò su un ginocchio. «Hai bisogno che chiami qualcuno? Sai tornare a casa?»

Questa volta fu lei a sorridere.

«Oh, non ti preoccupare» disse, e gli occhi grigi le si illuminarono. «Io vivo qui vicino».

 

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Il Sogno, ecco il protagonista di questo racconto. Sogni che tali restano avvelenando una realtà che diviene sopravvivenza e non più vita.

L’autore è riuscito, con una narrazione surreale, a rendere reale una storia onirica. Scrittura elegante e raffinata, temi profondi come l’oceano stesso che ci conduce a visitare … lasciandoci senza fiato, in apnea emotiva. Raramente, eppur leggo molto, ho trovato una tale padronanza di scrittura, il lettore viene letteralmente rapito, non avrei potuto lasciar in sospeso la storia e riprenderla… ho dovuto leggerla fino alla fine. E meravigliosamente quella fine è arrivata troppo presto, lasciandomi quando ancora avrei desiderato star con Riccardo e Perla.

La paura è ciò che frena lo slancio del protagonista, il fallimento  del sogno  lo immobilizza in una attesa apatica. Il timore lo rende  umano in un mondo fantastico ed il tutto stride fragorosamente. Il lettore vorrebbe urlare, al pari di Perla, “provaci!” ma qualcosa dentro  sussurra ” Ti capisco…”

Il personaggio di Perla è incredibile, sembra di poterla vedere, toccare, su quella spiaggia che accoglie i loro incontri, così ben caratterizzata da apparire una bambina vera, pura … come solo i bambini sanno essere.

Ci sono storie che richiedono fede, una sorta di fiducia incondizionata in quel che l’autore ci va narrando, come tornare un po’ bambini e poter credere ancora nelle favole… io in questa mi sono immersa completamente, trascinata da parole cadenzate come onde, che mi hanno  ipnotizzata ! Leggere è stato come per Ulisse ascoltar il canto delle sirene: irresistibile!

Adoro i libri che ti lasciano quel senso di vuoto alla fine, è uno spazio tutto tuo che colmerai con qualcosa…prima o poi, ed è così che una lettura dovrebbe lasciarti: svuotato, al diavolo le certezze altrui…io voglio le inquietudini !!

Monika M.

 

 

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