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Nella Virginia delle grandi piantagioni e degli schiavi, la piccola Lisbeth Wainwright, primogenita di una ricca famiglia, è affidata fin dalla nascita alla balia Mattie, la schiava di colore costretta a separarsi dal figlioletto per accudire la neonata dei padroni. Tra le due si instaura un rapporto di grande affetto e complicità, che permette alla bambina di crescere nell’amore che i genitori non sono in grado di darle.

Mr. Wainwright è un padre insensibile e un convinto schiavista, Mrs. Ann è una madre fredda e attenta solo alle convenzioni sociali. Saranno Mattie e gli altri schiavi a colmare il vuoto affettivo della piccola Lisbeth, a mostrarle il vero valore delle cose e delle persone.

Mattie accompagna Lisbeth nella propria maturazione personale – da piccola di casa a giovane debuttante – e nella scoperta delle bellezze e dei dolori del mondo. Ma un legame talmente forte tra due realtà così diverse non sarà immune dai pericoli di un’epoca segnata dall’ingiustizia. Se Mattie dovrà affrontare fino in fondo la crudeltà dello schiavismo, Lisbeth imparerà a conoscere un senso della vita che le farà sfidare le convenzioni di quegli anni.

Il primo fiore di zafferano è la storia di queste due donne che sfidano il proprio tempo e lottano per la conquista della propria libertà e della dignità.

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Leggendo questo libro mi sono posta questa domanda:  la schiavitù è veramente terminata?

Forse nelle sue forme più estreme potrei dire di si, ma non credo sia scomparsa del tutto.

La protagonista è costretta a lascare suo figlio per divenire la balia della ricca famiglia che la “possiede” , questa parola può provocare sdegno eppure gli schiavi  erano proprietà del padrone. Mattie  non può opporsi, non ha potere di farlo, ed è così costretta ad obbedire… struggendosi per il figlio troppo piccolo che deve lasciare ai suoi parenti.

Questo mi ha fatto pensare alle mie amiche, colleghe e conoscenti che, al rientro dalla maternità, si sentono in colpa verso figli troppo piccoli che sono costrette a lasciare. Ovvio… oggi non sono schiave ma quel loro tormento a me non appare così diverso dal tormento di Mattie. Siamo davvero sicuri di aver creato una società più giusta? La schiavitù non ha unicamente cambiato aspetto?

Trovo che questo libro offra non solo un perfetto affresco di quell’epoca vergognosa, ma anche una profonda riflessione su ogni forma di sopraffazione. A mio avviso non si deve mai abbassare la guardia e proteggere la libertà, di ogni individuo, con vigore… perché essa non è affatto scontata!

Monika M