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IL VESTITO

 

L’annuncio del bouquet scelto avrebbe dovuto da subito metterla in allarme. Quale sposa sceglierebbe mai dei fiori fucsia? Gerbera, questo il fiore che lei aveva suggerito alla sua più cara amica.

-Taglia?- chiese spietata la commessa. Il suo sopracciglio si inarcò al pari delle curve dei fianchi messi su da Viola negli ultimi anni.

Viola deglutì, inumidendosi nervosamente le labbra. Una lieve tosse nervosa precedette quel numero lievitato assieme alle pizze ingerite, troppe pizze!

-Quarantotto!- disse poi, fingendo fierezza.

Quello stecco in tailleur nero scomparve alla vista giusto il tempo di recuperare l’abito scelto dalla sposa per damigelle e testimoni. Quando tornò puntualizzò subito che erano tutti di un’unica taglia, ma che sarebbero stati modellati su ogni figura.

Non solo il colore, ma anche la stoffa, avrebbe messo in evidenza ogni grammo che lo scheletro ricopriva. Sara doveva essere pazza o sadica, altre motivazioni non potevano esistere!

-Prego. – la invitò la commessa, indicando il camerino.

Viola afferrò la stampella imbottita e foderata con quello stesso folle fucsia del vestito, imprecando nella sua mente. Neanche cosparsa interamente di vasellina sarebbe potuta entrare in una quarantaquattro! Quando riuscì ad infilarlo, lasciando rovinosamente spalancata la cerniera laterale, fu subito chiaro che il risultato era peggiore di ogni più spaventosa previsione!

-Come va?-

Quella domanda le ricordò che la tortura non era ancora finita, ora doveva anche umiliarsi davanti a quella che doveva prendere nota delle modifiche.

-Credo fareste prima a cucirlo nuovamente!- decise di usare l’arma dell’ironia, del resto era ben allenata.

-Il colore le sta benissimo, mette in risalto i suoi capelli nerissimi, gli occhi verdi e le gote così alte e tonde!-

Incredibile, sembrava sincera. Dovrebbero organizzare una premiazione Oscar per le commesse, pensò Viola, erano più convincenti di alcune attrici.

Dopo esser stata strizzata, palpata e plasmata finalmente la prova vestito ebbe fine. Le modifiche da apportare erano state segnate e la sartoria si sarebbe messa immediatamente a lavoro per garantire che, per la data fissata, tutto sarebbe stato pronto.

Uscì dall’atelier sperando andasse a fuoco! Sara era stata sempre una tipa eccentrica, compagne di banco dalla prima liceo non si erano mai lasciate, nonostante le loro strade poi si fossero divise.

Viola aveva scelto di diventare, amando enormemente i fiori, una flower design, mentre Sara, più fedele agli studi fatti, aveva intrapreso la carriera artistica: scenografa. Era indubbio che fosse riuscita nella realizzazione del sogno anche grazie a suo padre, nel campo da anni.

Quando Danilo aveva fatto la proposta una sola certezza aveva colmato la mente di Sara: dei fiori se ne sarebbe occupata Viola!

Il suo rinomato gusto, che ai vertici del settore l’aveva in pochi anni portata, era stato messo a dura prova dalle richieste fatte dall’amica: fucsia! Viola amava le tonalità più tenue ed eleganti, ma con gli anni aveva imparato che quel giorno, il giorno del matrimonio, per funzionare doveva rispecchiare i gusti della sposa. Falsare, consigliando cose lontane dal modo di essere degli sposi avrebbe creato una contraffazione non credibile. Così fucsia era stato! Doveva ancora studiare i centrotavola, il coinvolgimento emotivo la faceva sentire, per la prima volta, insicura. Temeva di deludere l’amica, per lei desiderava qualcosa di così speciale che la sua mente non riusciva ad elaborarlo.

Mancava solo un mese al matrimonio e sperare in una dieta miracolosa non era realistico. La sua mente iniziò ad elencare i nomi degli invitati, c’era qualcuno che le interessava? Sembrava proprio di no. Nessuno scapolo d’oro le venne alla mente, nessuno di desiderabile l’avrebbe vista con quell’orrore addosso!

La vetrina di una pasticceria, così bella da apparire preziosa al pari di una gioielleria, attirò i suoi occhi. Al diavolo la dieta, pensò, era una singole felice e l’amore non le avrebbe certo chiesto di salire su di una bilancia, prima di scoccare la freccia!

Le ragazze dietro al bancone erano solari, tutti coloro che hanno a che fare con il cibo sono sempre allegri, pensò Viola, sorridendo. Le vide come delle briose margherite illuminate dal sole, le capitava spesso di paragonare le persona a dei fiori. Ovviamente non lo aveva mai confidato a nessuno, era considerata già abbastanza stramba senza dover elargir dettagli.

La ciambella allo zucchero era un morso di paradiso e valeva un rotolino in più!

Il telefono iniziò a trillare, il suo assistente la stava cercando. La ricreazione era terminata, doveva tornare a negozio!

 

Mai si sarebbe stancata di quel profumo. Ogni volta che varcava la porta, facendo tintinnare il sonaglio lì appeso, si sentiva a casa. Casa è dove sei felice!

-Allora capo, come è andata la prova?-

-Un disastro!- rispose Viola, poggiando sul bancone un raffinato pacchettino.

-Amo esser viziato!- disse felice Massimo, dopo aver letto il nome della pasticceria sul sacchetto.

Viola sorrise, Massimo era indispensabile per lei e coccolarlo faceva parte della strategia. Avere un valido aiuto in un’impresa in crescita si dimostrava vitale.

-Dopo aver visto il vestito…ho dovuto viziarmi da me!-

Massimo rise di gusto, immaginare Viola in fucsia era esilarante. Lei, la regina del dark! Viola fissò i suoi anfibi neri ed esclamò:

-Vedessi poi che scarpe! Tutte un fiocchetto.-

-Sara si è superata! –

-Che intendi?-

Massimo iniziò a ridere nuovamente, lo divertiva saperla ignara, ma la Bella addormentata andava ora svegliata.

-Ma tu sai quanto dura un matrimonio in Puglia?-

Viola non aveva minimante considerato questi aspetti, l’unica sua preoccupazione aveva riguardato il negozio che avrebbe dovuto lasciare, per la prima volta, totalmente nelle mani di Massimo.

Viola fissò il suo aiutante, lui era per lei un forte, allegro e fedele girasole! Il significato del girasole poteva essere ambiguo, poteva appunto indicare fedeltà, come anche amore non corrisposto.

-Come ci organizziamo per la spedizione?- chiese lui mentre addentava l’ennesimo pasticcino. Viola lo fissò con invidia, mangiava con la voracità di un lupo ma aveva un fisico scolpito.

-A dire il vero, non ho ancora stabilito cosa realizzare!-

-Hai guardato la location?-

-Si! È questo il punto. Sul mare, meravigliosa… ma perché il fucsia? I colori del mare avrebbero reso tutto più armonioso.-

-Armonioso e Sara nella stessa frase?-

Scoppiarono a ridere, in effetti cozzava tanto quanto lei con quel vestito fucsia.

-Guada che voglio le foto!-

-Scordatelo! Sembro una mortadella incartata con il Domopak colorato.-

-Manca solo un mese, mettiamoci a lavoro!- stabilì Massimo, avevano altri matrimoni a cui lavorare, ma Sara aveva ora la priorità.