Tag

, , ,

 

L’ALBA DEI SUOI OCCHI

1592 Bayern

 

Il vapore umido saturava l’aria mentre il debole fuoco, al centro della stanza, scoppiettava pigro non lontano dal dolore urlato dalla donna. I rumori provenienti dall’ esterno narravano di una pioggia fitta, incessante, che andava infangando il mondo. Le grida della donna, seduta sul marcio sgabello di legno, maledicevano il nervoso marito che, all’esterno della casa, attendeva il pianto della nuova vita che la moglie gli avrebbe donato, nuovamente. Sorpreso il contadino mormorò una preghiera, che credeva di non ricordare più , volta a chiedere gli venisse donato il bramato erede maschio. Mani nodose ed aride si sfregano nervosamente mentre con voce severa l’uomo sgridava le due figlie che giocano, indifferenti al dolore della madre, impastando il fango da terra raccolto come creta da plasmare in un sudicio gioco.

– Si! un maschio, un maschio ci vuole in questa casa di contadini! – bisbigliò con la disperazione nel cuore, quale benedizione sarebbe stata, ma una strana atmosfera regnava in casa da giorni, segni di sventura si susseguivano gettando i loro semplici cuori nel terrore e nello sconforto.

Veloce si fece il segno della croce e cupo attese che il fato decretasse la sua fortuna o sventura. Finalmente con l’ennesima spinta, che la fece tremare fino alle viscere, la donna riuscì ad espellere il piccolo corpo che da mesi ospitava, sperando lo sgabello non cedesse proprio in quel momento, mentre sfinita si appoggiava alla levatrice che per tutto il tempo, instancabile, le aveva sostenuto la schiena, incoraggiandola.

Un forte odore di muffa accolse il suo pianto, una povera stanza scura e spoglia i suoi occhi verde smeraldo che attenti già tutto guardavano. Mamma e figlia si fissarono. Lo sguardo deluso e spaventato della donna, ancora sofferente per le fatiche del parto, dichiarava già senza bisogno di parole che la respingeva da sé e dal nutrimento del suo seno, disconoscendo quella figlia così diversa dalla precedente progenie . Quei capelli, tanti, lunghi e neri e quegli occhi enormi già aperti e così attenti che tutto seguivano e comprendevano, erano senza dubbio segni che le donne timorose del Maligno conoscono bene.

– Subito, te ne devi disfare subito… – mormorò la levatrice fuggendo spaventata, senza rivendicare neppure il suo compenso che avrebbe portato a lei sventura per aver fatto nascere un figlio del demonio.

L’uomo passeggiò nervosamente attorno al giaciglio tenendo disperatamente la testa tra le mani, scuotendola nervosamente, pensando a come disfarsi di quella disgrazia generata nella sua casa. Non aveva neanche il coraggio di guardarla, conosceva i poteri di quegli esseri maledetti e temeva potesse prendere il sopravvento sulla sua mente, manipolarla, salvandosi dalla sorte avversa che la attendeva. La avvolse in un panno lercio di sangue trovato a terra vicino al letto e senza guardarla la gettò maldestramente in un cesto di vimini usato per portare in casa il carbone.

– Affiderò quel corpicino al bosco, i lupi sazieranno i loro stomaci vuotati dal freddo inverno con morsi voraci e feroci e se sarà fortunata non avrà neanche tempo di soffrire. – annunciò infine guardando rabbiosamente la moglie che riteneva colpevole di tale abbominio.

Le imposte sbattevano violentate, la tempesta fuori imperversava, con cuore gonfio di terrore l’uomo pensò fosse giunta la fine del mondo. Uscì lesto per compiere ciò che non poteva esser rimandato, sfidando il temporale. Sentì le braccia tremare al pensiero del destino che attendeva quel fragile fagottino, ma con rabbia si ordinò di non aver pietà e di farlo in fretta, che la sua volontà già vacillava dominata da quell’essere immondo. La gelida pioggia alimentava ancor più quei brividi che gli scuotevano violentemente il corpo, brividi di repulsione per quel che stava facendo,

– sangue del mio sangue! – pensò mentre avvertiva che il cuor suo si paralizzava dal dolore come divenisse di duro granito.

Senza voltarsi lasciò tra le radici di un’antica quercia la cesta muta che impotente attende il suo destino ormai segnato. Come gigantesca ombra i torrioni di Rothenburg ob de Tauber dominavano l’orizzonte annacquato dalla pioggia incessante e con rabbia il contadino pensò, guardandola, che i signori che al sicuro di quelle mura vivevano non dovevano certo preoccuparsi di simili sventure. Mestamente tornò alla sua sudicia capanna, Dio non aveva ascoltato la sua preghiera, ed accettando la misera condizione che gli era stata riservata sentenziò:

– Sia fatta la Tua volontà! –