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Sette anni in Tibet racconta un episodio della Storia poco conosciuto: l’invasione armata da parte della Cina a discapito di un popolo pacifico e pacifista: i tibetani.  Gran parte della storia si svolge a Lhasa, la città santa che fu dimora del Dalai Lama fino al giorno del su esilio.

Il film è molto più famoso del libro autobiografico scritto da Heinrich Harrer  pubblicato nel 1953 e narra appunta la vita dell’alpinista austriaco che, scelto dal governo tedesco, parte per scalare le vette dell’Himalaya. Non solo non riuscirà a conquistare la vetta, verrà anche arrestato dal presidio dell’impero Britannico presente in India: in Europa è iniziata la guerra.

Dopo anni di reclusione riesce ad evadere e dopo mille peripezie raggiunge il Tibet ed è qui che il vero viaggio inizia: il viaggio spirituale!

Lo scalatore conosce qui un bambino molto speciale: Tenzin Gyatso. , destinato ad essere la guida spirituale del paese: Il Dalai Lama. Ricordo come molte persone, dopo aver visto il film, fossero sorpresi della cultura tibetana… allora ancora poco conosciuta. La scena più famosa credo  sia quella nella quale i monaci spostano uno ad uno i vermi per non ucciderli durante la costruzione del cinema. Struggente la loro pace interiore in un mondo sconvolto dalla guerra.

La scena finale che ritrae il Dalai Lama abbandonare il suo paese è per me straziante perché ora sappiamo non vi farà mai più ritorno, costretto ancora oggi in esilio.

Il film trovo sia un vero capolavoro e visitare quei luoghi è un mio desiderio da allora!

Monika M