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Durante la stesura del nuovo manoscritto, Aquila, le vette dello Spirito, desideravo trovare curiosità storiche che dessero spessore e credibilità ai personaggi, ho così dedicato molto tempo alle varie ricerche ed una mi ha divertito molto: la festa di S.Agnese e delle Malelingue.

L’ origine di tale tradizione popolare è incerta così come le leggende o verità storiche che la riguardano. Nella città di L’Aquila il 21 gennaio si celebra S’Agnese in un modo però che poco ha a che vedere con la religione! Come spesso accade Sacro e Profano si fondono e convivono in ambienti agricoli e pastorizzi  un tempo dominati dal paganesimo.

Come può una  Santa essere accostata alla vendetta ed  al pettegolezzo?

Iniziamo dal monastero, che il nome della Santa porta,  edificato nel XIV secolo nella città a ridosso della cinta muraria. Tale edificio ospitava le ragazze madri che potevano essere prostitute o  “Malmaritate” ossia le serve delle nobili famiglie del tempo.

Queste donne, poiché sicuramente non rispettate dai loro “datori di lavoro”, non trovavano poi chi le volesse sposare quando tale attività cessavano, ed altro non restava loro che la prostituzione per non finire nell’indigenza.

Perché S.Agnese? Poiché Agnese, in giovanissima età, venne chiusa in un postribolo dove però nessuno osò toccarla, avendo ella fatto voto di castità a Dio. In questa Santa le prostitute e le malmaritate videro una protettrice alla quale si affidarono.

Essendo la loro Santa ne festeggiavano la data, 21 gennaio, non lavorando e ritrovandosi nelle osterie dove, per vendetta verso i loro padroni,  sparlavano mettendo in piazza tutti i segreti delle case che le tenevano a servizio , ingigantendo quello che poteva per loro essere motivo di vergogna. Nasce così la Maldicenza!

Un’antica cantilena in dialetto che racchiude la festa in poche rime:

“A Sant’Agnése
‘nze fele e ‘nze tesse,
‘nze mêtte lu fele all’ache
Sant’Agnese scè laudate”.
A Sant’Agnese
non si fila e non si tesse
non si mette il filo nella cruna
Sant’Agnese sia lodata.
Queste poche righe spiegano come le donne, in quella ricorrenza, fossero libere dal lavoro e capitando la festa in Gennaio altro non restava loro che frequentare fumose bettole, dato il freddo pungente che attanagliava la città. La Maldicenza era quindi l’unica riscossa che queste donne avevano verso la loro condizione sociale.

Questa è una sola delle molte teorie su come questa festa sia nata ed è, secondo me, la più credibile.  Qualunque sia la sua origine e per quanto strana possa sembrare ancora oggi nella città è celebrata.

Monika M