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Probabilmente non tanti tra voi  conoscono questo film, un po’ datato, ed è per questo che  vorrei invitarvi a guardarlo e vi spiegherò in seguito perché!

Film del 1960, diretto da Luchino Visconti, è ispirato al romanzo Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori. Rocco e i suoi fratelli: cinque, come le dita di una mano che la loro storia inizia a scrivere, narrando le vicende dei fratelli che concatenandosi li condurranno alla tragedia finale.

Non vi farò il solito e noioso riassunto, mi limiterò a dirvi perché questo film proprio oggi è attualissimo. Alla morte del marito, Rosaria, madre di cinque figli decide di emigrare al nord, a Milano. Il sud povero e la terra dura le sembrano una prigione e per i figli ella desidera una vita più agiata,  con maggiori possibilità che non finire a far i contadini come il loro padre.

Ecco il primo elemento che fa riflettere: ogni uomo, bianco, nero, grigio cercherà sempre una condizione migliore di vita e questo sarebbe bene non dimenticarlo proprio ora che l’egoismo e l’odio montano nel nostro paese.

Ma andiamo avanti. Milano sarà magnanima con i ragazzi? L’abbandono delle radici echeggerà, in  chi più in  chi meno, nelle anime dei ragazzi che restano orfani due volte: del padre e della terra che li ha generati, desiderando per tutta la vita di potervi far ritorno, un giorno.

Sprovveduti saranno facili pedine nelle mani di chi vuole sfruttarli e disperati, per sfuggire alla miseria, i ragazzi  sono pronti a tutto. Il pugilato appare la possibilità giusta a chi non ha studiato e vuole emergere, ma i sacrifici che richiede l’allenamento selezionerà tra i fratelli unicamente Rocco, solo lui destinato ad essere il campione.

Ecco un altro elemento: unicamente con l’impegno può arrivare il successo. Mi piacerebbe questo messaggio tornasse ad esser detto ai giovani di oggi che credono di “arrivare” solo facendosi qualche foto da mettere nei social.

L’ultimo elemento drammatico del film che vorrei analizzare con voi è il femminicidio. Uno dei fratelli: Simone, ama non corrisposto la bella Nadia, una prostituta che fa perdere la testa al giovane che per lei inizierà persino a rubare.

Questi due personaggi contrapposti nella storia sono il buio e la luce.  Nadia è il simbolo del riscatto, ella decide di studiare per condurre una vita rispettabile. Il destino non è scritto, si può lottare per vivere come si vuole. Ma il passato, ciò che prima siamo stati, torna a chiedere il conto alla felicità futura.

Una frase su tutte mi ha catturato: “Non si deve sempre perdonare”. Ecco forse l’eccessiva giustificazione e protezione che ovatta sempre Simone lo rende incapace di comprendere i suoi errori, fino a perdere il controllo sulle proprie azioni. Il crescendo delle sue malefatte si innalza costantemente di gravità. Iniziando con piccole bugie, poi furti, violenza sessuale. Per proteggerlo Rocco tace e rimedia sempre agli errori del fratello, condannandolo: Simone, incapace di accettare i no di Nadia finirà per ucciderla.

Non aggiungerò altro, lasciando a voi lettori le dovute riflessioni. Si crede che il femminicidio sia un fenomeno degli ultimi anni, ma non è così. La violenza sulle donne è cosa antica e nasce spesso da un errata educazione. Non mettere i figli davanti ai loro errori genere l’illusione che tutto sia concesso fare, perché si verrà sempre perdonati.

Spero di avervi incuriosito e che trarrete le vostre riflessioni,  solo i capolavori sanno regalare infinite prospettive.

Monika M