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Oggi vi propongo una mia intervista ad una fantastica book-blogger : Alessandra Micheli

 

 

Influencer: individui con un più o meno ampio seguito di pubblico che hanno la capacità di influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori in ragione del loro carisma e della loro autorevolezza rispetto a determinate tematiche o aree di interesse.
Ed ora la domanda: Un book-blogger è un influecer, o meglio, tu ti senti un influecer ?

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Io il massimo di influencer che conosco è quella stagionale…Battute a parte io ritengo siano due ruoli distinti.
Uno, l’influencer è frutto di una sorta di nuovo marketing che punta sulla pubblicità e su una lieve manipolazione. Ogni prodotto ha avuto la sua strategia tesa a influenzare e quindi convincere il consumatore. Pertanto è una questione che non mi coinvolge e che, semmai, riguarda le strategie di un’azienda casa editrice o multinazionale che sia.
Il bookblogger, io lo chiamo recensore perché sono antica, semplicemente parla e racconta da appassionato i libri che legge e non ha come intenzione quello di far pubblicità e quindi ai aiutare le vendite, quanto quello di mediare tra lettore e scrittore. Questo a differenza dell’nfluencer che è portato a essere non solo seguito ma creduto, significa che nel ruolo del bookblogger esiste la componente della discussione. Tramite una recensione esiste e deve esistere la possibilità del dialogo, del confronto, della contestazione e dello scambio. Un blog che non attua questo dialogo non è un blog, secondo me, letterario. E’ dalla civile si spara, discussione attorno a un libro che si aiuta la letteratura a crescere e a non morire di noia. Pertanto a differenza della credulità dell’influencer, il book blogger si basa sulla fiducia, sulla capacità di creare un dibattito fertile e sulla volontà non di vendere ( che comunque è possibile quando si raccontano i libri) ma di far innamorare i possibili lettori.

Per quanto mi riguarda ci tengo a restare semplicemente una figura di margine, o meglio un semplice, umile e persino contestato bookblogger.
Non ambisco a essere né seguita, né creduta ma rispettata tanto da avere gente che dialoga di libri con me.

Cosa significa per te, e cosa dovrebbe significare, essere un book-blogger?

Una che ama i libri, li racconta, fa conoscere trame, personaggi sfumature e curiosità letterarie ( specie dei classici) e che spera di far provare lo stesso amore agli altri. Magari ai più giovani.

Come ti approcci alla lettura e recensione di un libro?

Con la curiosità soprattutto. Mi lasci totalmente coinvolgere dal testo e dell’autore stesso che lo ha scritto. Poi opto per una seconda lettura più “professionale” atta a sviscerare totalmente il testo. Ma la prima lettura me la godo.

Quali fattori ne determinano un giudizio positiva e quali il giudizio negativo?

 

Il positivo la capacità di creare una narrazione falsificata, tanto da farmi credere a ogni parola scritta per tutta la durata del testo. Devo poter sospendere la mia incredulità e devo credere a quella trama. Se riesci a farmi entrare nel libro e a sentire vivi i personaggi è un giudizio positivo. Poi ovvio è fondamentale per me l’intenzione etica di chi racconta e il significato.
Negativo? Chi scrive solo per vendere addentrandosi in terreni che non sono etici, potatori di sani valori e soprattutto con la voglia di sognare e quindi raccontare una società diversa. E i libri senza responsabilità, quelli che dicono cosa pensano ma non pensano a cosa dicono.

Inoltre, se non conosci l’argomento trattato, svolgi tue ricerche personali per poterne parlare con più cognizione di causa?

Assolutamente si. Il mio lavoro è una costante ricerca. Specie verso l’autore che cerco di inquadrare sia come persona che come artista. Ma anche la storia del genere, e l’evoluzione degli stili letterari. Quali sono di moda oggi? Che cambiamento c’è stato?

Quanto è difficile dir tutta la verità su un libro, sapendo quanta fatica c’è dietro quel lavoro?

Se c’è amore e rispetto per la letteratura, le considerazioni non mirano a stroncare ( che è qualcosa che ripudio perché l’etimologia del temine è distruttiva) ma è finalizzato a far crescere con amore un testo, un’anima e uno stile. Quindi se le cose vengono dette trasmettendo la passione e la fiducia verso lo scritto non sono assolutamente difficili. Anzi. Si instaura un bellissimo dialogo tra autore e blogger.

E ti è mai capitato di ricevere, a tua volta, critiche al blog da parte di autori scontenti?

Assolutamente si. E sono fondamentali sia per capire cosa sto portando avanti, per modificare magari idee sbagliate, per introdurre novità o semplicemente, per essere ancora più convinti della propria idea. Il dialogo, anche quello chiamato contestazione è un fattore, sempre, di crescita.
Quindi qualsiasi non vi piace nel blog, o trovate lacune comunicatelo. Sempre e in totale serenità

Un buon book-blogger riesce a coinvolgere tanto gli autori, a seguirlo, quanto i lettori… tra i due con chi stabilisci più connessione?

Ho un buon rapporto con tutti e due. Ma sicuramente con gli autori si crea un bel feeling. Loro si affidano se si sentono non coccolati ma rispettati. E ti ritengono cosi degna di fiducia da regalarti i loro sogni e i prodotti dei loro sogni. Ed è meraviglioso.

Spesso ci si lamenta della società che ci circonda, il tuo blog è un modo per “cambiarla” o per fuggire da essa?

E’ un modo per cambiarla. Parlo sempre di esperimento blog perché vorrei e spero di poterlo fare, creare una piattaforma virtuale ma anche reale ( con fiere presentazioni etc) in cui ragionare sui limiti della società e proporre cambiamenti, o alternative. Perché la letteratura è comunicazione e la comunicazione presuppone un’evoluzione. Un libro davvero può modificare i valori di una società, quelli che hanno dimostrato di non reggere alla prova del tempo. Si pensi a Dickens che si scagliò contro lo sfruttamento delle industrie, contro la povertà, lo sfruttamento del lavoro minorile. In pieno Vittoriano!!! O lady Chatterly che si scagliò contro lo snobismo dell’elitè inglese. O a Silvio Pellico che costò all’Austria più di mille sconfitte. Un libro è un ponte verso il nuovo, è uno strumento di contestazione di costruzione. E io porto avanti quest’idea

Quali genere di libri ami e quali non leggeresti mai, neanche sotto tortura?

Amo ogni testo che ha, dentro, un significato sociale, politico o spirituale. Odio quelli che non lo hanno e legittimano valori odiosi come la sottomissione, la dominazione, il trito e ritrito ti salverò, e quelli che edulcorano alcune delle peggiori perversioni della nostra società, ossia mafie, delinquenza varia e malattie mentali come anaffettività e volontà di possesso. O peggio serial killer redenti. Si parla di illegalità con atroce superficialità e di malattie mentali GRAVISSIME. Non vanno presentate con la favoletta dell’amore vi cambia. Siete donne non crocerossine. Se volete salvare le persone studiate per diventare infermiere o brave psichiatre.

L’editoria è molto cambiata negli ultimi anni, oggi ad esempio tutti possono pubblicare il loro libro; per te è una conquista?
O piuttosto pensi che mini la qualità?

E’ un opportunità e una libertà importante assolutamente mal gestita. Da possibilità è divenuta ultima spiaggia o fattore di rivalsa per qualcosa che non c’entra con la voglia di comunicare. Come sempre, perle ai porci.

Se potessi cambiare qualcosa nel mondo dell’editoria cosa cambieresti?

Rifarei riacquistare il senso della bellezza e la curiosità. E farei un bilanciamento meno squilibrato tra vendita e qualità

Spesso ci si dimentica che dietro al Pc sono sedute persona con sentimenti, emozioni, sogni e speranze, che rapporto hai con gli haters?

Loro parlano male di me. Ma sempre di me parlano. E sprecano la loro vita a rendermi importante. Sono favolosi rimedi per la mia scarsa autostima.

Ed è un fenomeno che invade anche questo mondo fatto di cultura e bellezza o, per ora, resta inviolato?

Invade tutto. Abbiamo tutti le nostre frustrazioni e i sogni rinchiusi nel cassetto ad ammuffire. La differenza la fa chi ci sorride e dice lo aprirò domani e ha la speranza ad accompagnarlo e chi rompe i coglioni al prossimo perché ha perso la chiave.

Ti ringrazio del tempo che ci hai dedicato.
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