Storia di una strega

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I Paradisi Artificiali #7

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Rubrica che mi vede collaborare con  blogger che stimo molto: 15995041_178475882628831_5574318097662356664_o.jpg

Chi conosce 387px-Baudelaire_signatur__svg.pngavrà già indovinato cosa lega la mia rubrica a Les Fleurs du Mal ! Del resto i libri non sono forse…paradisi artificiali?

*I libri che propongo in questo spazio sono da me scelti ed acquistati, personali letture che condivido con voi amanti della lettura, non sono frutto di segnalazioni ne da parte di case editrici ne di autori.  Non sono recensioni, non amo dar giudizi, troverete qui piacevoli letture di vario genere di autori esordienti e non… Vi svelerò di volta in volta cosa mi ha spinto ad acquistare il libro, se il titolo, la copertina o la trama! Ogni scrittore prima di divenire autore è un lettore accanito vi rivelerò quindi cosa sto leggendo ora, per mio piacere personale:

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Cosa mi ha spinto ad acquistarlo?

La copertina, così evocativa.

Quarta di copertina:

Romanzo storico che illustra la disgregazione cui andarono incontro tante famiglie durante la Seconda guerra mondiale. L’opera – nello specifico – segue le vicende della famiglia Boschi, proletari del milanese (zona Bovisa) le cui vicissitudini sembrano ripercorrere idealmente le sorti dell’Italia durante il conflitto: presupposti trionfali, cauto ridimensionamento e poi la tragedia. Sullo sfondo, tutto ciò che un evento bellico distrugge o logora: amori, affetti, amicizie, corpi (giovani e vecchi), senso di civiltà, famiglie e speranze. Un solo sopravvissuto: la marea umana che non arretra davanti ad alcuna dittatura, rigenerandosi di continuo come atto di sfida al potere costituito.

Lunghezza stampa 155 pagine

Genere Narrativa storica

Incipit:

La Bovisa, situata a nord di Milano, fuori porta, e delimitata storicamente dai binari della ferrovia, negli anni Trenta si presentava agli occhi del visitatore come una zona agreste e tranquilla, fatta di campi coltivati, caseggiati bassi posti a quadrilatero su cortili pavimentati a ciottoli, ai quali si accedeva attraverso ampi portoni ad arco. C’erano le cascine, dove venivano allevate le giovenche che fornivano il latte fresco a tutta la zona; la più grande era quella dei Rosati, con una ventina di capi di bestiame, costruita in mattoni ros­si e ampi fienili in bella vista. Poi le osterie, col pergolato sul retro e il gioco delle bocce, in cui ancora si rideva e si can­tava, ignari di essere sull’orlo di un abisso profondo, l’odore del vino mischiato a quello dei sigari. E i terreni di proprietà delle famiglie patrizie, dati in affitto ai contadini per la coltivazione, terre ordinate, odorose di ortaggi umidi e di erbe profumate. Ma non mancavano, sulla via Degli Imbriani, i bei palazzi storici d’inizio Novecento, e le industrie, situate nella parte più settentrionale del rione.

Quella domenica di maggio del 1938, festa dell’apertura del mese mariano, erano state allestite molte bancarelle, più degli anni addietro. La fiera, brulicante di gente, si stendeva dal piazzale Lugano, sulla strada sterrata, fino allo spiazzo della chiesa parrocchiale. Era da poco terminata e i venditori ritiravano le merci invendute: nell’aria stagnava il profumo del croccante e dei tortelli di mele fritti nell’olio bollente; la gente si avviava verso casa, le donne chiacchierando e mostrando le cose acquistate, i ragazzi giocando e scherzando tra di loro. Erano le ultime ore di spensieratezza; l’indomani, tutti sarebbero tornati alle occupazioni quotidiane, molti di loro al duro lavoro dei campi. Il paesaggio era pennellato dai toni rosati del tramonto, le cime degli alberi mosse da una brezza leggera. Le rondini volavano basse e il rintocco delle campane annunciava la messa vespertina.

Elena, la maggiore dei cinque fratelli della famiglia Boschi, si avviò verso casa accanto alle sorelle, Bianca e Matilde. Erano molto simili nell’aspetto, lei e Bianca: due zingarelle dalla pelle ambrata, i capelli folti e scarmigliati sulle spalle, gli occhi scuri e mutevoli; ma Elena aveva qualcosa in più: un lampo di malizia nello sguardo catturava le occhiate maschili.

Matilde stava gustando la sua montagna di zucchero filato. Era diversa dalle sorelle: di una bellezza molle e quieta, nel­le fattezze delicate e nei colori chiari ricordava la nonna pa­terna.

Bianca aveva notato lo sguardo sfuggente di Elena, il pal­lore del suo viso; la sorella non aveva spiccicato parola per tutto il tempo, non si era neppure guardata attorno per cercare Ermanno, col quale sarebbe convolata a nozze il prossimo mese di settembre.

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Gli eventi narrati in questo romanzo hanno inizio poco prima dell’entrata in guerra da parte dell’Italia e ben trasmettono al lettore l’illusione che la gente nutrisse in un conflitto veloce ed indolore. Ma la guerra può mai essere incruenta?

Una donna sbuccia una mela che taglia in tanti spicchi quanti sono i componenti della sua famiglia. La mela resta lì, adagiata sulla tavola, ad annerirsi. La guerra ha portato lontano i suoi cari.

<< Eravamo un famiglia>>la donna  sussurra.

Questo l’affresco che la lettrice dipinge man mano che la storia della famiglia Boschi evolve, tra uomini che partono per la Seconda  Guerra Mondiale e donne che restano sole.

Protagonisti sono i giovani figli con i loro sogni e grandi speranze che le bombe ed il conflitto manderanno in frantumi come vetrate di cristallo. Immatura la nuova generazione, che la Grande Guerra non ricorda, si abbandona a sogni di trionfo e ciecamente crede negli ideale della Patria, ma proprio loro poi  pagheranno il prezzo più salato.

Non mi vergogno nel confidarvi che ho chiuso questo romanzo con occhi umidi di lacrime: tutti dovrebbero sapere cosa la guerra comporta e non augurando a nessuno di viverla vi invito a leggere romanzi come questo che trascrivono tutto il dolore che essa arreca. Forse capendo le sofferenze che ancora oggi in molte parti del Mondo vengono vissute saremmo più tolleranti verso chi da questo orrore fugge.

I miei nonni raccontavano sempre a noi nipoti quel che patirono e temo che oggi le nuove generazioni siano orfane di questi ricordi che mai dovremmo permetterci però di dimenticare. Ringrazio quindi questi autori che con coraggio affrontano temi poco presenti (purtroppo oggi)  nelle classifiche di vendita  ma che sono certa resteranno nei nostri ricordi.

Monika M.

 

 

Monika M.

Aforisma legato al libro:

contro-guerra

Rifiuti Illustri

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George Orwell, La fattoria degli animali

«Concordiamo che sia un notevole scritto, che la favola è trattata con grande abilità e che la narrazione di per sè mantiene vivo l’interesse: qualcosa che pochi autori sono riusciti a raggiungere da Gulliver in poi. Tuttavia, non siamo convinti (…) che questo sia il giusto punto di vista da cui criticare l’attuale situazione politica. (…) I suoi maiali sono molto più intelligenti degli altri animali, e perciò sono i più qualificati per gestire la fattoria – in realtà non ci sarebbe potuta essere nessuna Fattoria degli Animali senza di loro: quindi qualcuno potrebbe sostenere che serva non più comunismo ma più maiali dotati di più senso civico. Sono molto dispiaciuto, perché chiunque pubblichi questo romanzo avrà naturalmente l’opportunità di pubblicare i suoi lavori futuri: e ho molta considerazione per i suoi lavori, perché lei è un esempio di scrittura di fondamentale integrità.»

Certo, La fattoria degli animali ha venduto 20 milioni di copie, ma prima di essere pubblicata, nel 1944 fu respinta dalla prestigiosa casa editrice Faber&Faber da T. S. Eliot, grande saggista, editore e scrittore. La lettera integrale del rifiuto venne pubblicata sul Times nel 1969 (dopo la morte di entrambi) nella sezione “Lettere all’Editore”: fu spedita dalla seconda e ultima moglie di Eliot, Valerie.