The book of the day #2

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Buongiorno cari lettori!

Oggi vi parlo di un libro originalissimo! Non possiamo morire  di Daniele Conventi.

Inizialmente sembra di ritrovare un Robinson Crusoe, con la sua Venerdì,  in uno scenario post apocalittico… unicamente proseguendo la lettura il mondo che ospita Angelo e Giulia svela la sua follia e desolazione.

L’idea è audacie ed innovativa: nessuna guerra o ordigno nucleare  riduce la Terra sterile e priva di vita, eccezione fatta per gli stessi uomini che altro non potranno fare che cacciarsi reciprocamente come animali primitivi, la causa va ricercata nella totale  mancanza di etica della mente umana che sopra a tutto il resto vuol imporsi.

Bramiamo l’immortalità, ma siamo certi poi di poterne sostenere il peso? Questo è il tema che l’autore affronta in modo lucido, offrendo al lettori molteplici riflessioni. Confesso che questi sono i romanzi che prediligo: non solo narrazione ma riflessioni, filosofia del pensiero, elaborazione e considerazioni che solleticano l’intelletto in un immedesimarsi nel contesto e chiedersi ..domandarsi…ricredersi…

Fin dove la medicina e la scienza potranno spingersi prima di sovvertire per sempre i delicati equilibri del pianeta?

Angelo, sopravvissuto alla civiltà che noi oggi conosciamo, vagherà con altri suoi “simili” alla ricerca di un posto che possa fargli credere che una vita del genere valga ancora la pena di esser vissuta, tra atti di cannibalismo ai quali mai cede e non riesce ad accettare… ma del resto un pianeta come il nostro come mai potrebbe ospitarci se un giorno divenissimo tutti immortali?

La Morte diviene quasi una Dea benevola da invocare eppure i protagonisti lotteranno contro essa perché  il nostro istinto ci impone di sopravvivere , sempre!

Consiglio vivamente questa lettura, lo stile è scorrevole e la trama coinvolge il lettore sia da un punto di vista della narrazione che della riflessione, donando un nuovo punto di vista su ciò che ci appare desiderabile …ma ne siete proprio sicuri? 😉

Vi lascio con questa frase che di certo chiude bene la nostra chiacchierata

Monika M.

La brevità della vita, tanto spesso lamentata, potrebbe forse essere quel che la vita ha di meglio.

— Arthur Schopenhauer

Potete contattare qui Daniele Conventi

Manie da scrittori

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 Dylan Thomas

Si dice che Dylan Thomas utilizzasse la stilografica Parker 51, che divenne popolare per il suo inchiostro ad asciugatura rapida.

 John Steinbeck

Steinbeck scriveva solo a matita. Aveva l’abitudine di iniziare a scrivere con 24 matite. Adorava la famosa matita Blackwing, ma ha anche favorito il Mongol 480. Si racconta che ha usato 300 matite per scrivere La valle dell’Eden e 60 per Furore e Vicolo Cannery.

Arthur Conan Doyle

L’autore di Sherlock Holmes scrisse alcune delle sue opere con una penna Parker Duofold.

Parlaci del tuo libro…

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                                                       Ospite del giorno : Diana Mistera !
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Sinossi: Geena, appartiene ad una famiglia di potenti streghe di antiche origini. Fin da piccola è perseguitata da un incubo, che torna prepotentemente ad alloggiare le sue notti dopo l’inaspettato incontro con il carismatico Orpheus, leader di una band rock molto famosa in tutto il mondo. Orpheus ha un oscuro passato e capovolgerà la vita della giovane donna. Grazie a lui Geena si riunirà alla madre che non vede da dieci anni. Scoprirà di essere l’unica sopravvissuta di un parto gemellare e che sulla sua testa pende un’antica profezia legata al bracciale, al libro di poesie, ricevuto in eredità dalla nonna, e ad Orpheus.
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Estratto: L’incubo la travolse di nuovo, ma i particolari furono molto più chiari e agghiaccianti: Geena era di fronte a una Torre che sapeva di conoscere, anche se non capiva in che paese si trovasse e come ci fosse arrivata. Camminava incuriosita dalla luce che quel luogo emanava, era guidata da una dolce voce maschile che le sussurrava; “Vieni, vieni da me, apri quel cancello. Non puoi sfuggire al tuo destino…” Come ipnotizzata da quel richiamo, che sembrava musica per le sue orecchie, aprì il cancello che si innalzava di fronte a lei. Avvicinandosi notò che la torre era un edificio isolato e, quello che da lontano le era sembrato un giardino, in realtà era un cimitero. Si guardò intorno incredula, la luce che aveva intravisto in precedenza era scomparsa. Era un posto di pace e tranquillità, Geena aveva sempre amato i cimiteri, ma, come iniziò a camminare, notò che le tombe erano state abbandonate da tempo: fiori secchi e senza vita le adornavano, le pietre tombali erano state spezzate come se fossero state violate o fossero cadute vittime di una incontenibile ira. Quello che da fuori le era sembrato un bellissimo giardino in realtà era composto da rovi e cespugli. Cercò di spostare un ammasso di spine da una delle lapidi, l’unica che aveva catturato la sua attenzione, perché possente e più grande di tutte le altre. Voleva leggere il nome del proprietario o la data, ma si ferì con le spine. Il sangue iniziò a scivolarle dalle mani, calando sulla lapide che lo assorbiva come se la pietra stessa fosse viva e si nutrisse di quel nettare color rubino che sgorgava ininterrotto dalle ferite di Geena. Si strappò un pezzo dell’abito bianco che indossava e si fasciò la mano. Un abito inusuale per lei che non indossava mai il bianco. Alzando lo sguardo verso una delle finestre semichiuse della torre in cerca di conforto, percepì una sensazione tutt’altro che confortevole. Un’ombra la stava osservando e a quella vista le mancò il respiro. Cercò di fuggire, camminando su quello che era rimasto del sentiero che attraversava il cimitero, sentiva l’urgente bisogno di uscire da lì al più presto. Quando si voltò nuovamente verso la torre, ormai circondata da una densissima nebbia che si innalzava possente e sinistra, inciampò in una delle lapidi spezzate, cadendo in quella che le sembrò una sconnessione del terreno. Nel rialzarsi capì che era caduta in una tomba vuota. Fu presa dal terrore e cercò di andarsene più in fretta che poteva procurandosi ancora ferite, che tempestivamente cercava di tamponare con altri pezzi del suo vestito, prima che i rovi stessi iniziassero a prendere vita ad ogni goccia che perdeva, ma la fuga fallì e cadde, ormai esausta. Imprigionata dai cespugli si arrese alla morte e alle tenebre che la seppellirono viva.
Presentazione: Orpheus é il primo volume di una trilogia che porta lo steso nome. È un Urban Fantasy con tinte goth e paranormali che vanno in crescendo con il proeguire della saga. Il primo volume l’ho pensato come ad un’introduzione a quello che ci aspetta nel seguito. Infatti l’elemento fantasy non esplode pienamente. Orpheus é una rockstar, la sua immagine di bello e dannato lo ha fatto diventare in Baudelaire moderno e Geena é una potente strega che però ancora non è consapevole della propria potenza e delle sue origini. Il loro incontro, fin dal primo momento, sa di magico. Geena essendo sensitiva lo ha sempre saputo che lo avrebbe incontrato un giorno; e lui, sensitivo a sua volta, ha sempre pensato che la luce con la quale si confida nei sogni , la Musa che guida le sue dita sulla chitarra, fosse solo un gioco della sua mente, fin quando ad un concerto, finalmente la riconosce in Geena; e da li partono una serie di eventi che faranno nascere il loro amore. Amore che però cela non pochi misteri. Orpheus ha un segreto che si porta dietro e che non ha mai svelato a nessuno. Un amore sul quale, sembra prendere una profezia ed una maledizione.
Risposte alle domande:
Ogni Autore è invitato a rispondere a 10 domande fisse :

  1. Quale personaggio di un famoso romanzo vorresti essere ?
  2. Il sogno nel cassetto?
  3. La cosa più buffa che ti è capitata da scrittore?
  4. Il tuo peggior difetto?
  5. Dicono di te?
  6. Perché scrivi?
  7. Il tuo detto preferito?
  8. Cosa leggi?
  9. Hobby , passioni , svaghi ?
  10. Esprimi un desiderio!
1. Amando la cultura e la letteratura gotica ed essendo a mia volta una goth non potrei essere altri che Lestat di Anne Rice o Dracula di Bram Stocker.
2. Il mio sogno nel cassetto é quello di trasportare la trilogia Orpheus in un musical o una serie televisiva. Ma probabilmente rimarrà tale. Purtroppo non ho conoscenze in campo teatrale o di scenografia. Una persona per me molto importante mi ha sempre detto di credere nei propri sogni e si avvereranno.. e questo io faccio da sempre anche se con gli anni sono diventata piú razionale.
3. Scrivere delle situazioni che poi sono successe davvero alla persona che ha ispirato Orpheus. A volte mi hanno fatto sorridere, tipo quando ho descritto un certo capo di abbigliamento basandomi su una mia idea, anzi desiderio, e gliel’ho poi visto addosso. Altre mi hanno un po’ spaventato come ad esempio descrivere un certo stato d’animo, o una determinata situazione che ho creato come “problema” nella trilogia e poi ho saputo che gli erano successe davvero, proprio quando lo stavo scrivendo.
4. Sono ipercritica con me stessa, il che va anche bene, ma mi dovrei dare un po’ piú di pace.
5. Dicono di me…sinceramente non lo so cosa dicono di me. Mi hanno riferito che sono una figura molto rispettata sia come lettrice che come poeta e scrittrice nel campo culturale e letterario. Dicono che sono umile e disponibile. Qualcuno mi ha detto che scrivo anche bene.
6. Scrivo perché ho bisogno di farlo. Mi piace vivere mille vite e la mia fantasia é sempre attiva con idee e situazioni. Amo creare ed amo emozionarmi quando scrivo.
7. Ne ho diversi ma in questo momento il mio mantra é il seguente: We believe in our dreams, reaching out from above, we believe in our dreams reaching out for love…( Fantastic Dream Alphaville)
8. Leggo di tutto. In questo momento sto cercando di finire l’ultimo libro della Rice “Lestat and the realms of Atlantis” e a malincuore dico che sto avendo delle difficoltà. La Rice è il mio mentore, ma questo ultimo suo lavoro mi scorre lento.
9. Potrei dire che il mio hobby é quello di lavorare come addetta alle colazioni in un hotel nella città in cui vivo da 14 anni, Hämeenlinna in Finlandia, perché il mio lavoro é quello di scribacchina.Ma invece dico che amo i musical, il teatro, il cinema, la musica, il nuotare e leggere. Leggo di tutto e ovunque e ogni volta che ho possibilità di farlo.
10. Detto così non saprei cosa esprimere come desiderio. L’unica cosa che mi viene in mente è quella di continuare a scrivere ed a fare quello che mi piace, quindi scrivere, sognare creare.

Oggi vi parlo di … #44

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Il signor Nicola Mastrogiovanni arrivò alla stazione di Bari l’ultimo lunedì di aprile alle 17.15 spaccate. Nonostante non si fosse ancora in estate, nella città pugliese faceva un gran caldo. Nicola era vestito con un pantalone grigio lungo e largo, di quelli che andavano particolarmente di moda negli anni’60, e un maglione che sarebbe andato decisamente meglio in autunno che in primavera. Insieme al signor Mastrogiovanni da quel treno scesero decine di persone. Tanti ragazzi, vestiti in maniera decisamente più moderna, con t-shirt e jeans strappati all’altezza del ginocchio e della coscia; ma anche tanti uomini adulti come lui, che però si erano adattati al clima primaverile e, più probabilmente, anche alle mode contemporanee. Si sarebbe quindi potuto dire che il signor Nicola Mastrogiovanni non fosse solamente fuori stagione, ma anche un po’ fuori dal mondo.

Prese a camminare verso l’uscita della stazione, col suo trolley in mano, seguendo la massa delle persone che si dirigeva per l’appunto verso l’uscita. A un tratto, però, cambiò direzione e, dopo aver sceso le scale che portavano dal binario al corridoio sotterraneo della stazione, invece di svoltare a sinistra come facevano tutti se ne andò verso destra

da Facemmo l’amore una notte di Maggio

Ho deciso di iniziare questa presentazione citando l’incipit del romanzo stesso .

Perché? Perché leggendolo mi è venuta una gran curiosità: chi è questo Nicola Mastrogiovanni? Dove va?  Fugge o deve incontrare qualcuno? Insomma già dopo poche righe ero logorata dalla bramosia di saper tutto di questo bizzarro personaggio. Arrivata poi alla fine del primo capitolo mi scocca l’ennesima domanda: “un fu Mattia Pascal” in chiave diversa?

Ebbene ho iniziato il secondo capitolo ma ho capito subito che per saziare la mia curiosità il romanzo mi chiedeva tempo e dedizione,  infatti i capitoli si alternano tra presente e passato , raccontandoci aneddoti lontani e vicini.

Emerge subito la condizione di un bambino non felicissimo, che sconta con la perdita della spensieratezza i vari problemi che la vita gli piazza in casa. Per sua fortuna la madre saprà provvedere al loro sostentamento, nonostante tutto…ma creando un rapporto così morboso con il figlio tanto da impedirgli di socializzare con altri individui.

Forse da questo scaturisce il suo “vizio”: origliare ciò che le persone si dicono , probabilmente  non riuscendo a far parte di una società che lo spaventa, che non gli appartiene, decide  di farne parte a modo suo, spiandola !

Non vi rivelerò come giungerà a Bari e perché, la casualità che lo porterà lì ha regole ben precise!

Avvertenze :

I temi trattati sono molto delicati, eppure lo stile così ironico e lieve dello scrittore ci accompagnerà con leggerezza in questa intimità profonda.

Controindicazioni : 

Lo stile di scrittura è molto meticoloso e dettagliato  e se siete curiosi al pari mio …. ci saranno momenti in cui divorereste le pagine per andar al punto che stuzzica il vostro prurito …

Lo consiglio? Assolutamente Si      Davvero una piacevole lettura!

Monika M.

Link acquisto del romanzo

Ospite del giorno:

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La vide avvicinarsi, avvolta in un foulard nero, e trasalì. Impossibile non riconoscerla. La sua pelle pallida, i suoi capelli lunghi e neri, le sue braccia secche, i suoi occhi angosciati, il suo passo aggraziato, unica eredità del suo passato di ballerina di danza classica.
Indossava un vestito nero che le arrivava fin sotto alle ginocchia, era ancora bellissima e lui avrebbe voluto baciarla, stringerla forte a sé e dirle che per tutto quel tempo non aveva fatto altro che scrivere di lei, nonostante tutte le scopate clandestine, nonostante tutte quelle ragazze che si era portato a letto per sfamare l’animale che gli mordeva il fegato, nonostante tutte quelle donne a cui aveva provato a voler bene, per poi gettarle via come abiti usati.
«Come stai?» gli chiese, lei, con la sua voce sottile e seducente.
Lui non rispose subito, offuscato da quella visione, quasi onirica.
«Come stai?» ripeté lei, alzando il tono di voce.
«Male, son due giorni che piscio sangue» rispose, acido. Lei sorrise meccanicamente, era abituata alle sue stronzate ma non pensava che ne avrebbe tirata fuori una proprio in quel momento.
«Sei sempre dolce.»
«E tu sei sempre bella, ma l’aria da troia non ti andrà mai via.» La ragazza divenne seria, si scostò una ciocca di capelli che le copriva il viso e lo guardò negli occhi. Aveva uno sguardo così austero, non era abituata a vederlo così scuro in volto.
«Non sei divertente, lo sai?»
«Non voglio esserlo.»
«Peccato, era l’unica cosa che mi piaceva di te.» Non era vero, di lui aveva sempre amato tutto. Lui le rispose con un sorriso, il bianco dei suoi denti fece capolino fra la sua folta barba scura. Pochi secondi di silenzio e poi lei riprese a parlare. Non aveva mai sopportato i silenzi.
«Ti vedo in forma» mentì.
Non lo aveva mai visto conciato così male, il suo alito puzzava di alcool, faceva fatica a stargli vicino, aveva la pelle rovinata e gli occhi erano arrossati e tremendamente tristi.
«Vuoi finirla di dire cazzate? Fatico perfino a camminare, porca di quella troia.»
«Cos’hai?»
«Un tumore» rispose, abbassando lo sguardo.
«Cosa?»
«Un tumore» ripeté, con voce sommessa. Le si raggelò il sangue.
«Non scherzare.»
«Non sto scherzando. Ho un tumore grosso come una palla da biliardo nel pancreas. Spero di trovare il tempo di finire almeno il mio ultimo libro.»
«Smettila!» disse lei, «non sei divertente!»
«Ti ho detto che non sto scherzando.» Vide una lacrima scivolare giù dalla guancia della ragazza. Era la prima volta che la vedeva piangere per lui, ma questo non lo rincuorò affatto. La ragazza fece un passo avanti e gli posò la sua mano ossuta sulla spalla.
«Mi dispiace.»
«Dispiace di più a me.»
«Non essere così freddo, ti voglio ancora bene, lo sai?» L’uomo si tolse il cappello, scoprendo i pochi capelli che gli erano rimasti e spostò il braccio della ragazza, ancora posato sulla sua spalla, poi le infilò il cappello in testa e abbozzò un sorriso.
«Cosa significa?»
«Te lo regalo, così ti ricorderai di me.»
«Mi ricorderei comunque di te.» La baciò sulle labbra, lei non oppose resistenza, poi riprese il cappello e lo gettò giù dal ponte. Lo seguirono con lo sguardo fluttuare nell’aria e sparire nelle acque gelide del fiume.
«Perché l’hai buttato?»
«Era vecchio e non mi è mai piaciuto.»
«E allora perché lo mettevi? Ce l’avevi anche nella foto che hai usato per la quarta di copertina del tuo ultimo libro.» Lui la guardò, il chiarore della luna le illuminava gli occhi e la faceva sembrare una ragazzina. Era ancora innamorato di lei, eppure la odiava. Si può amare e odiare una persona allo stesso tempo? Si chiese, infilandosi le mani nelle tasche del cappotto.
«Vuoi sapere perché lo indossavo sempre?»
«Sì.»
«Perché me lo avevi regalato tu.» Le stampò un bacio sulla fronte e si incamminò verso il centro, con un sorriso amaro stampato in volto e il cuore un po’ più leggero. Si sarebbe chiuso in un bar e avrebbe passato la notte intera a bere whisky. Poi sarebbe tornato sul ponte e avrebbe aspettato l’alba pensando al loro incontro.
Fabio Angelino.

Ospite del dì …

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La madre
Oggi è un giorno speciale perché sei nato tu piccolo mio. Mentre ti osservo
il mio cuore di madre batte colmo di un sentimento caldo, bruciante. Mi
riempie i sensi e mi pare che non ci sia cosa più bella e importante, che il
mio scopo in questa vita si riassuma in questo: averti.
Ti annuso: il tuo profumo dolce appartiene solo a me, come il mio a te. Le
ombre si chiudono attorno a noi ma nulla importa, se non di averti vicino.
E’ passato un giorno. Ieri ero completamente presa dalla tua nascita, i tuoi
bisogni erano tutto ciò che sentivo. Oggi, purtroppo, la realtà che ci
circonda ha dissipato le nebbie del mio amore per te, facendomi ricordare
quanto pericoloso sia ormai questo mondo. Ti difenderò, piccolo mio, da
ogni pericolo che cercherà di portarti via da me, lontano dal battito del mio
cuore, che canta per te la sua ninna nanna.
Oggi, al terzo giorno dalla tua venuta al mondo, sono uscita per cercare
cibo. Ero debole, non potevo attendere oltre.
Sapevo quanto fosse pericoloso e il ricordo fresco di tuo padre (morto poco
prima della tua nascita per mano loro) mi ha accompagnata durante tutta la
ricerca. Magari non dovrei ancora parlartene, ma secondo me è meglio che
lo faccia. Devi sapere.
Devi essere al corrente, figlio mio, del pericolo che corriamo. Nessun velo
deve coprire i tuoi occhi, né la tua mente deve tentennare se vuoi restare
vivo in questo nostro crudele mondo. Voglio aggiungere, però, per
confortare il tuo cuore, che questa vita così difficile è anche capace di
mostrare grandi bellezze, come quando sei nato tu amore mio o durante la
primavera quando rinasce l’erba, verde e tenera, dopo il gelido inverno.
Sono passati parecchi giorni e il tempo è stato clemente con noi, facendo sì
che tu crescessi bene. Oggi però sono stata avvisata dal gruppo: “Loro” si stanno avvicinando. Hanno preso uno di noi dopo averlo sfinito nell’inseguimento. Lo hanno accerchiato e alla fine, dopo averlo ferito, senza neanche assicurarsi che non sentisse più sofferenza, lo hanno aperto,
e dal suo corpo caldo hanno estratto il cuore pulsante.
Non è una novità. Lo hanno fatto anche con tuo padre.
Lo ricordo bene. Con i miei occhi spalancati dal terrore, mentre “Loro”
erano impegnati su di lui, ho visto tutto dal nascondiglio in cui stavo
immobile. Dopo averlo azzoppato, si sono avvicinati e hanno cominciato
ad aprire il suo ventre. Di lui hanno preso per primo il fegato, che hanno
poi divorato mentre il sangue inzuppava la terra e gli occhi di tuo padre si
velavano nella morte liberatrice. Poi hanno preso il resto, intanto che altri
cominciavano a scuoiarlo, senza badare ai muscoli che ancora fremevano.
Il tempo passa. Oggi hai compiuto tre settimane. Siamo usciti fuori a
goderci il tiepido sole, ma poi li ho sentiti! Ti ho riportato dentro
immediatamente. Per fortuna non ci eravamo allontanati troppo. Non credo
che abbiano fiutato il nostro odore, il vento era con noi, tuttavia per
sicurezza domani non usciremo.
Quasi un mese è passato dalla tua nascita. I miei occhi nel guardarti si
saziano d’amore, facendomi sentir meno la fame fisica. Pensavo che
potessimo stare ancora un po’ tranquilli, tu ed io, invece il gruppo mi ha
comunicato che domani lascerà questa zona. Dicono che è troppo
pericoloso. Ormai “Loro” sono sempre più vicini.
Gira voce che alcuni di noi siano stati catturati vivi. Questo ci fa ancora più
paura dell’essere mangiati.
Cosa devo fare? Tu sei cresciuto, ma non credo che reggeresti alla faticosa
marcia verso il nuovo territorio. Per il gruppo saremmo solo di intralcio,
una debolezza da lasciarsi dietro. Cosa devo fare?
Il gruppo è partito tre giorni fa.
Cucciolo mio, siamo rimasti soli io e te, ma stai tranquillo non permetterò
che ti accada qualcosa. Piuttosto offrirò me stessa per far sì che tu fugga.
Mentre i miei occhi si specchiano nei tuoi fiduciosi, le mie orecchie
percepiscono i loro passi nel bosco. Fortunatamente per noi, non hanno mai
dato importanza al baccano che spesso li accompagna, tantomeno si
preoccupano della devastazione che si lasciano dietro.
Li senti? Bene impara a riconoscerli e non temere: anche se gli uomini
arrivassero vicino a noi, non riuscirebbero a trovarci. Te lo prometto.
Quando sarà possibile ci muoveremo da qui e ci ricongiungeremo agli altri
cervi. Non tremare piccolo mio e non badare al mio cuore che batte un po’
più forte del solito…
Nadia Boscu autrice di :
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Raccontami il tuo libro ….

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Sei un scrittore? Vuoi presentare il tuo libro nel blog? Ecco come fare !

Invia a autricemonikam@yahoo.it il seguente materiale:

*Copertina del libro

*Link Amazon del romanzo.

*Sinossi

*Breve estratto del romanzo.

*Scrivi una breve presentazione del libro.

*Rispondi a queste domande per farti conoscere meglio:

  1. Quale personaggio di un famoso romanzo vorresti essere ?
  2. Il sogno nel cassetto?
  3. La cosa più buffa che ti è capitata da scrittore?
  4. Il tuo peggior difetto?
  5. Dicono di te?
  6. Perché scrivi?
  7. Il tuo detto preferito?
  8. Cosa leggi?
  9. Hobby , passioni , svaghi ?
  10. Esprimi un desiderio!

*Allega una tua foto se lo desideri.

Buona scrittura e lettura a tutti !

Monika M.