La tua vita #18

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 CLARA 

 

La puttana di mio marito, e di chissà quanti altri, mi ha chiesto un incontro riservato, avrei voluto mandarla al diavolo, ma non posso rischiare uno scandalo ed ho così accettato di incontrarla. Mi chiedo cosa voglia.

Se pensa di ricattarmi ha sbagliato persona, queste cose si possono risolvere definitivamente pagando la persona giusta!

Riccardo, il vigliacco, ha negato tutto quando l’ho affrontato. Mi chiedo cosa mai ci ho visto in questo patetico fallito. Non posso escluderlo ora dalla mia vita, occorre la sua figura per dar credibilità alla storia della mia finta gravidanza. Avuto il bambino lo estrometterò dalla mia vita senza dovergli un solo centesimo! Ne ho abbastanza di lui.

Ho stabilito di incontrarci nel mio ufficio privato, verrà perquisita dal mio staff della sicurezza per esser sicuri non registri l’incontro, non sono certo nata ieri. Inoltre ho allertato il mio avvocato di tenersi libero per mie eventuali chiamate di emergenza. Se pensa di sfruttare la situazione a suo favore  l’illusa avrà pane per i suoi denti.

Confesso di essere curiosa, molto curiosa di sentire cosa mi dirà.

 

Monika M ©

( Il brano è sottoposto a copyright )

 

A mercoledì prossimo!!

 

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Letture

 buongiorno cari amici di @iomeloleggoeditore 
Come procedono le vostre letture? Devo dire che questo inverno romano è molto mite e quindi mi mancano  il mio solito plaid e l’immancabile cappuccino di soia  ma le letture no, quelle proprio non  mancano 邏 Sto selezionando gli ultimi manoscritti arrivati per concludere il catalogo ✌️
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 @monika_m.scrittrice  
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Marzo

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La Vacanza

Un mio racconto

Monika M 

 

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Non comprendo come questo vetusto e superato parco giochi possa richiamare così tanta

gente. Le attrazioni sono quelle che andavano in voga quando ero bambina e, credo,

unicamente in questo paesino sperduto queste anticaglie ancora possa entusiasmare.

Del resto non ho trovato nulla di meglio da fare.

Ci aggiriamo  tra ruote panoramiche dall’aspetto insicuro, macchine a scontro

ridicole, tiro a segno con premi improbabili e montagne russe pericolanti.

Ma quello che più diverte è la grottesca casa degli orrori ed è proprio qui che insistono

per entrare. Sbuffo annoiata, so che vogliono solo deridere l’ignaro giostraio ma

preferirei occupare in modo meno stupido il mio tempo.

La breve vacanza sta per terminare e non è così che vorrei trascorrere le poche

ore che restano prima del ritorno alla mortale noia.

Mary sta raccogliendo i soldi per acquistare i biglietti, infastidita mi allontano.

Prendo una gustosa mela stregata e mi siedo su un muretto poco distante.

Prima di morderla la osservo ammaliata, è un dolciume che trovo più bello che buono.

Sono entrati e li sento ridere, fin qui.

Immagino i manichini, che dovrebbero spaventare i visitatore, cadere a pezzi.

La vernice scrostata, effetti sonori farseschi.

Ambientazione mal fatte tanto da risultare comiche.

Immagino tutto, ma non lo trovo divertente.

Al contrario mi trasmette uno straziante senso di angoscia e tristezza.

Non sento più le loro voci. Bizzarro, ero convinta fosse breve il percorso e che si

snodasse tutto in poco spazio. Mi avvicino all’attrazione, non mi sbagliavo:

la casa della paura è più lunga che profonda. In un lampo comprendo cosa questi

vogliono fare: il loro divertimento sono io! Vogliono impressionarmi, mettermi paura.

Farmi credere di esser stati fatti a pezzi da qualche mostro in questa bettola.

Sorrido.

Non sanno proprio con chi hanno a che fare.

Getto via quel che resta della mela e faccio per allontanarmi, indifferente, quando

uno starno essere esce dalla porta di ingresso della giostra e si dirige a passi incerti

verso di me.

Lo osservo incredula, il suo costume è molto realistico e ben curato, nulla a che vedere

con la cialtroneria che contraddistingue la giostra.

Persino l’effetto per renderlo zoppo è ben realizzato, così da risultare credibile. Osservo

curiosa, è claudicante  e vorrei  scoprire  il trucco. Se lo avessi ritenuto vero mai lo avrei, ovviamente, fissato in questo modo.

Quando è ad un passo da me muove il viso per guardarmi, lo fa in modo innaturale e solo

in quel momento mi rendo conto che la sua figura è deformata da una evidente gobba,

celata sotto il mantello verde oliva.

Il suo volto risulta sgradevole e poco armonioso, ed una strana inquietudine attanaglia le

mie viscere.

Temo che un’espressione di disgusto si sia impadronita del mio volto.

Abbozzo un sorriso, del resto è una maschera la sua ed è proprio raccapriccio che vuole

suscitare e son certa sia ora soddisfatto della reazione suscitata.

Mi fissa ancora per pochi secondi, in silenzio, poi dice quelle sette parole e, lentamente,

torna sui suoi passi.

Confusa, resto immobile.

Per un attimo tutto diviene oscuro.

Giro sui tacchi e mi allontano da quello stupido carrozzone.

 Il mio padrone vi prega di seguirmi

Probabilmente è uno stupido scherzo per adescarmi e spaventarmi.

Devo ammettere di aver sottovalutato l’attrazione: non stupidi manichini ma attori ben

truccati, penso analizzando, ancora incredula, la perfezione di quella maschera.

Inizia a far freddo e decido di non attendere la loro uscita dalla casa dell’orrore e  mi avvio verso l’albergo.

Voglio concedermi una cena gustosa ed una serata come piace a me: una cioccolata calda,

un buon libro ed il mio confortevole letto!

 

Nonostante il tepore del caminetto e la stanza confortevole la notte trascorre agitata.

Inconsciamente qualcosa mi turba ed il sonno va e viene, tra incubi e bruschi risvegli.

Stordita e priva di energie mi dirigo alla colazione, nonostante la brutta notte trascorsa

ho una gran fame. L’umore della sera prima torna a farmi visita e spero di non incontrare

nessuno.

 

Il proprietario del piccolo B&B attende i suoi ospiti nella sala da pranzo, il suo volto

sorridente nasconde una preoccupazione che mal cela. Lo saluto, ma non ricevo risposta.

– Non riesco ad accettare che venga demolito… –

Dice la donna che gli siede accanto, agitando il giornale che strige tra le mani.

-Sapevamo sarebbe accaduto, prima o poi, Mary.-

Risponde l’uomo, passandosi una mano sul volto stanco e tirato.

-È come dirle addio una seconda volta.-

Il proprietario del B&B consola la donna, carezzandole la mano.

Un cliente fa il suo ingresso nel salone e i due si ricompongono. L’uomo riesce persino a

sorridergli, nascondendo il dolore che poco prima gli avevo letto suo volto.

-C’è un gran trambusto questa mattina nella vallata!- osserva l’avventore mentre si serve abbondanti fette di torta e si siede al tavolo vicino

al mio.

-Oggi è prevista la demolizione del parco giochi abbandonato.-

La voce del proprietario si incrina per l’emozione.

Lo fisso incredula.

– Abbandonato? Ci sono stata ieri!-

-È molto che ha chiuso?- chiede con la bocca piena, l’uomo.

-Il parco è chiuso da anni! Precisamente da quando morì… la bambina…-

-Oh, che brutta cosa… un incidente?-

L’uomo trattiene il respiro, visibilmente coinvolto. Probabilmente la bambina era una sua parente, forse la figlia, penso rattristata.

-Un uomo, l’ha attratta con un cucciolo di cane zoppo e … – Non riuscì a terminare la frase. – Da allora nessun bambino ha più messo piede in quel posto… –

-Lo hanno preso?- chiese sconvolto il cliente.

-Sì, questo ci ha permesso di ritrovare il corpo.- bisbigliò la donna, non occorrevano altre parole per comprendere come questo non le fosse stato di conforto.

Nella sala è piombato un silenzio di circostanza misto a sincero dolore.

-Vorrei scattare delle foto prima che venga distrutto, potrei scrive un artico. – dice l’uomo, affrettandosi a far colazione così da uscire subito.

-Di articoli ne sono stati scritti molti, ma nessuno mi ridarà mia sorella.- sentenzia triste la donna, mente inizia a sparecchiare la tavola.

Lo fisso allibita e curiosa e decido di seguirlo, sono certa si tratti di un altro parco giochi

e voglio accertarmene.

-Vengo con lei.- mi affretto a dire, seguendolo.

 

L’uomo cammina a passo molto svelto ma non fatico a stargli dietro. Da lontano si vedono

già i mezzi giunti sul posto per demolire e portar via i detriti. Non c’è dubbio che si tratti

proprio del parco giochi visitato la sera prima.

-Vede? Non è abbandonato, è solo chiuso… la mattina sono sempre chiusi!- dico allegra, osservando il parco desolato.

-Non dovranno buttar già un gran che, cade a pezzi da solo!- osserva l’uomo mentre estrae dallo zaino la sua Reflex.

-Esagerato!- ribatto divertita e corro per mettermi in posa.

La vacanza sta per terminare e voglio una foto ricordo!

 

 

EPILOGO

 

Nella camera oscura l’uomo immerge le lastre nel rivelatore ed i suoi occhi si dilatano

dallo stupore. Al centro dell’immagine troneggia una bambina, in mano stringe lo stecco

di una mela stregata ormai divorata.

Il suo abito è tipico degli anni ottanta. Sorride e saluta con la mano libera. I codini le

conferiscono un aria sbarazzina e buffa.

Lui stesso ha scattato la foto e sa per certo che nessuna bambina si trovava lì, quel giorno!

Sullo sfondo il parco giochi come doveva apparire, all’epoca.

Il respiro gli viene meno, ricorda le parole del vecchio gestore del B&B.

Un brivido percorre la sua schiena.

Osserva incredulo quella bambina, morta molti anni prima, che lo saluta, sorridendo.

 

 

 

 

 

 

Stephen King : consiglio di scrittura

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“Il dialogo è cruciale nel definire i personaggi, e dev’essere sempre reale e mai artificioso artefatto: “scrivere bene i dialoghi è arte oltre che mestiere”. Per allenarti alla pratica del buon dialogo, rimani in silenzio e ascolta i dialoghi quando e dove puoi: in metropolitana, al bar, in ufficio. Un buon dialogo deve essere come una partita di tennis, un botta e risposta, e ci deve dare in poche righe l’idea precisa di una situazione, i caratteri dei personaggi, la loro collocazione, il loro ambiente, perfino le loro idee politiche, o le loro inclinazioni. Se narrate di storie appartenenti alla classe lavoratrice, di fabbriche, di ghetti, di metropoli, di contadini, di operai, non è auspicabile che il vostro personaggio parli come un professore universitario, perché non sarebbe veritiero, né giustificabile”.

 

Stephen King.